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Fondi per i più poveri, il sindaco di Acireale replica al post di Cassani da Gallarate

Il sindaco gallaratese aveva confrontato i fondi ricevuti con quelli di Ercolano e Acireale. La replica dalla Sicilia: "Anche qui ci sono differenze tra Comuni poveri e più ricchi, ma nessuno ha fatto polemica"

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Troppi fondi alla Campania e alla Sicilia, rispetto alla Lombardia. «Un conto è essere solidali ma un conto è passare sempre per deficienti e scusate ma non ci sto!» ha sbottato il sindaco di Gallarate Andrea Cassani.
Che ha riproposto un accostamento – quello con Acireale – già usato in passato per denunciare le presunte ingiustizie. Solo che questa volta Acireale ha risposto, per bocca del suo sindaco, Stefano Alì (nella foto).

La polemica “nordista” di Cassani non è certo isolata, anche altri amministratori leghisti hanno calcato la mano sulla ripartizione dei fondi che ha favorito le aree più deboli economicamente (al Sud ma non solo).

Cassani partiva dal dato dei 5,30 euro pro capite ricevuti da Gallarate. «Mentre per Comuni simili a livello demografico ma che si trovano in Regioni molto meno colpite per l’emergenza Coronavirus – che è il motivo per cui si erogano questi fondi – l’importo procapite schizza sopra i 9€ a testa» ha scritto lunedì in un post.

Sotto, il confronto – nella grafica – tra Gallarate e i Comuni del Sud di Ercolano e Acireale , che ricevono rispettivamente 492mila e 441mila euro, a fronte dei 282mila circa di Gallarate (più o meno pari come numero di abitanti). «Ci sarà chi dirà che questi soldi non sono equamente divisi tra tutti i cittadini; fatto sta che il criterio utilizzato per la ripartizione è proprio il numero di abitanti e non ci sono nei criteri di distribuzione valutazioni puntuali sullo stato di povertà o indigenza».

Alla polemica ha risposto però appunto anche il sindaco di Acireale Stefano Alì, che sottolinea che Cassani ha tralasciato «che l’obiettivo dell’intervento del governo è dare un contributo, attraverso i comuni, a chi ha perso ogni fonte di entrata ed è privo di altre forme di aiuto». Non si tratta di fondi a pioggia (come suggerito dalla divisione “pro capite” fatta dagli amministratori leghisti) ma rivolta a chi è privo di altro sostegno, quindi a chi è fuori da strumenti come la Cassa Integrazione o i contributi per gli autonomi. E dal punto di vista economico, oggi lo stop ai negozi, ai ristoranti, a molte attività riguarda tutta Italia, senza distinzioni tra Nord e Sud.

«La norma con cui è avvenuta è chiarissima l’80% secondo il numero di abitanti, il 20% ripartito in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale, cioè di più ai più poveri» spiega Alì, che ha 58 anni ed è ingegnere, laureato al Politecnico di Torino. «Questo anche per alleviare i territori economicamente più svantaggiati e dove manca quindi una struttura economica forte di supporto». E se Acireale è favorita rispetto a Gallarate, il suo sindaco non ha problemi a riconoscere che il territorio Ercolano – l’altra città tirata in ballo da Cassani – «è meno sviluppato del nostro, ci sta che riceva un contributo maggiore» (Il Comune di Acireale, intanto, ha anche attivato un fondo solidale insieme alla sua Diocesi).

«Comuni a noi molto vicini e di popolazione simile hanno avuto contributi differenti, perchè più o meno poveri» dice ancora il sindaco Alì. «Non ho sentito nessun sindaco lamentarsi».
La conclusione del primo cittadino di Acireale è caustica: «Poi ci stupiamo dell’opposizione della Germania all’emissione di bond a tutela di tutte le nazioni». Anche in Germania non vogliono aiutare gli italiani considerati fannulloni e scialacquatori, applicando lo stesso metro, ormai da anni. E sollevando le critiche dei sovranisti italiani.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 31 marzo 2020
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