Smart working: ma se l’azienda non vuole?
Un lettore solleva un problema: come combinare la tutela della salute dei lavoratori con le esigenze di un'azienda? Ecco il suo racconto
Gentilissima redazione di Varese news vorrei sottoporvi una mia riflessione,
vorrei rimanesse anonima perché rischierei “ritorsioni” lavorative. Mah… c’è qualcosa che non torna… Da una parte video, post, articoli che consigliano a tutti di stare a casa per evitare il contagio e “aiutare” una sanità che rischia il collasso, dall’altra parte video, post che dicono milanonsiferma, varesenonsiferma ecc..
La verità è che avete ragione tutti! Rischiamo il collasso sanitario ma non ci possiamo fermare perché non sono stati predisposti ammortizzatori sociali che permetterebbero a tutti di mettere in stand by la propria attività lavorativa, ma a quel punto rischieremmo il collasso di un economia già vacillante. E quindi cosa fare? Lavoro in una piccola azienda, siamo 7 impiegati e 30 commerciali.
Appena scoppiato il caso i nostri commerciali volevano fermarsi per non mettere a rischio la propria salute e quella degli altri e tanto più per seguire le linee guida disposte da OMS ma l’azienda gli ha risposto: “Siete liberi di fare la vostra scelta, da parte dell’azienda però non c’è nessun obbligo, per cui se volete amuchina ecc procuratevela e se decidete di non lavorare verrà considerata assenza ingiustificata e non retribuita, con i presupposti del licenziamento! “
Ecco la risposta dell’azienda dove mi trovo a lavorare, con un senso di responsabilità ed etica che ha dell’assurdo, ma tuttavia la legge glielo permette. Stessa risposta é stata data a noi impiegati che abbiamo proposto di lavorare da casa.
Ci è stata negata la possibilità, così come le ferie. Per cui io mi vedo obbligato ogni giorno a rischiare la mia salute, per non perdere il lavoro. E quindi a tutti quelli che continuano a gridare a gran voce: “State a casa per evitare il propagarsi del contagio!” io rispondo che lo farei volentieri, ma la legge non mi tutela e quindi NON POSSO, perché attualmente non c’è nessun provvedimento che OBBLIGA le imprese al telelavoro o ad attuare misure di sicurezza!
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Anche io vorrei denunciare una situazione simile, ma a mio avviso con l’aggravante che l’azienda per cui lavoro ha invece già adottato a suo malgrado lo smart working, ma a giorni alterni…. la domanda quindi sorge spontanea: se lo smart working è già stato riconosciuto, perchè bisogna comunque recarsi in ufficio e stare a contatto con gli altri a giorni alterni quando invece si potrebbe lavorare tutti da casa finchè non finisce l’emergenza?? perchè le autorità non controllano simili incoerenze visto che le date di presenza vengono comunque inviate all’ispettorato del lavoro?
stesso problema, chissà come mai però l’anno scorso che ero reduce da un intervento e quindi in congedo per malattia, me l’hanno fatto fare, quest’anno che invece c’è un’emergenza mondiale non me lo concedono.
Cosa posso fare?