La giornata mondiale dell’autismo ai tempi del coronavirus

La ricorrenza si celebra oggi, giovedì 2 aprile, senza luci né palloncini blu, ma con richieste specifiche alle autorità per aiutare bambini e famiglie in questo periodo

autismo

Oggi, giovedì 2 aprile 2020, si celebra la XIII “Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo” istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU per richiamare l’attenzione di tutti sui diritti delle persone con sindrome dello spettro autistico e delle loro famiglie. Di solito per onorare la ricorrenza si organizzano incontri e manifestazioni pubbliche, ma non quest’anno.
In piena emergenza coronavirus palloncini blu e manifestazioni di solidarietà (come il #midipingodiblu lanciato dall’Ufficio scolastico di Milano per la didattica a distanza) sono solo virtuali, mentre le richieste concrete delle famiglie riguardano il momento contingente, perché venga messo a punto “un piano di emergenza Covid-19 per bambini con autismo e persone con disabilità intellettive in generale”.

“È un 2 aprile senza palloncini e luci blu. Senza scuola e servizi abilitatitivi fondamentali per i nostri figli.  Con routine stravolte e una quotidianità da reinventare. Con le fatiche di sempre esponenzialmente aumentate  dalla contingenza del Covid-19 –  spiega Cristina Finazzi, portavoce di Spazio Blu Autismo Varese e del comitato Uniti per l’autismo che raccoglie 55 associazioni lombarde – Le promesse, le illusioni e le speranze  di interventi e servizi dedicati non trovano ancora negli Enti pubblici deputati, risposte”.

“Ringraziamo Regione Lombardia che nei giorni scorsi, rispondendo a parte delle nostre richieste, ha previsto un’autorizzazione speciale a brevi spostamenti in auto o a piedi per i bambini con autismo e ai loro accompagnatori, tenuto conto che queste uscite a volte sono indispensabili per calmare i nostri figli particolarmente agitati dalla completa perdita delle loro routine e dei loro punti di riferimento”, aggiunge con riferimento alla chiusura di scuole e centri diurni.
La didattica a distanza per i bambini con questa fragilità è particolarmente complicata, mentre le iniziative di presa in carico con educatori e specialisti in collegamento video (come il progetto “Toc Toc”, la tele-riabilitazione promossa da Fondazione Piatti, ndr), “sono un grande aiuto per le famiglie, anche se hanno un’efficacia limitata rispetto agli interventi in presenza”, spiega Cristina Finazzi.

Ma poter uscire non basta. Le richieste delle famiglie con bambini autistici oggi sono molto specifiche e riguardano le possibili conseguenze di un possibile contagio da coronavirus.
In particolare chiedono alle autorità di “potere curare eventuali infezioni da coronavirus in ospedali specializzati Covid19 che abbiano anche competenze in disabilità e autismo (per esempio a Milano il San Paolo con il servizio DAMA) e in caso avere l’allestimento di spazi adeguati di ricovero”.
Altra richiesta specifica riguarda il caso in cui i genitori siano contagiati: “Servono dei riferimenti in Comunità/RSD con spazi adeguati cui affidare il figlio disabile o autistico”.
Infine, per ogni eventualità di carattere comportale o farmacologico specifico che dovesse insorgere, le famiglie chiedono di poter avere un contatto diretto con centri specializzati  e un numero telefonico dedicato per le urgenze di salute, non solo per il coronavirus”.

 

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Pubblicato il 02 aprile 2020
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