“La monocoltura di Malpensa si dimostra fragile, perché ripartire da qua?”

L'Unione Comitati di Malpensa sottolinea la fragilità dell'economia aeroportuale, emersa drammaticamente in questi mesi. E rilancia la richiesta di una Valutazione Ambientale Strategica

malpensa durante il coronavirus

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del’Unione Comitati di Malpensa

 

QUALE MODELLO DI RIPRESA?

Nell’incontro tenuto venerdì 19 maggio alle Ville Ponti di Varese tra i Consiglieri regionali della Lombardia e gli stakeholder del varesotto è emerso un quadro di ripresa economica basato su tre capisaldi: Malpensa, zone di confine italo-svizzero e turismo. Il presidente di UNIVA Roberto Grassi ha affermato che Malpensa assorbe ben 40 mila lavoratori (tra personale diretto, indiretto e indotto) con un valore commerciale misurabile in miliardi di euro ed auspica, intorno all’aeroporto, la costruzione di una zona economica speciale (Z.E.S.). Si potrebbe facilmente capire che un sistema malpensocentrico, basato solo sullo sviluppo e l’attività aeroportuale, ha proprio in questi giorni mostrato tutta la sua fragilità, con il blocco del traffico aereo ed il numero impressionante di lavoratori rimasti di conseguenza a casa, non è neppure stato in grado di reagire efficacemente alla pandemia di Covid19 mettendo in campo strategie alternative.

Questo tipo di economia basata sulla monocoltura aeroportuale ha già dimostrato ampiamente i suoi limiti e non si capisce perché ripartire proprio da qui. Le ZES ricordano tristemente quelle di Shenzhen e di altri luoghi nella provincia del Guangdong, fulcro negli anni 80 e 90 dello sviluppo dell’economia cinese, ma anche zone di sfruttamento, precariato con compressione dei diritti sociali e sindacali dei lavoratori anche se di alto profitto per le multinazionali straniere. Lo stesso presidente della Repubblica popolare cinese di allora, Deng Xiao Ping, mostrava una certa reticenza nel parlarne. E’ questo il nuovo sviluppo che vogliamo? Sfruttamento, precariato e distruzione ambientale?

Noi di UNI.CO.MAL. abbiamo proposto anche ai Sindaci della zona di partire dallo studio di una VAS (Valutazione Ambientale Strategica) del territorio intorno a Malpensa e pensiamo che questo sia il momento più adatto per richiederla, vista la ridotta attività aeroportuale, per poter finalmente stabilire cosa ancora il nostro martoriato territorio può sopportare come piani e programmi di sviluppo, oppure se siamo arrivati ad un livello di completa saturazione che necessita una più ampia e profonda riflessione sugli errori commessi e sulle nuove prospettive di ripartenza. D’altra parte, come ha dimostrato la VAS volontaria effettuata del Parco del Ticino, si è continuato imperterriti a devastare, per più di un decennio le poche terre che ancora erano state risparmiate.

Inoltre chiediamo una VIS (Valutazione d’Impatto Sanitario) che chiarisca l’impatto dell’aeroporto sulla salute umana e il suo riscontro sull’ambiente, oggi più che mai attuale in quanto vediamo tutti noi con quale facilità siamo stati colpiti dalla pandemia del Covid-19. Ricordiamoci che l’aeroporto è un luogo di partenze, arrivi, transiti di persone e merci e quindi anche di possibili agenti patogeni.

Con ciò vogliamo dire che UNI.CO.MAL. si è sempre schierato per un modello di sviluppo rispettoso delle persone, dei loro diritti e della loro salute e per il rispetto del territorio in cui abitiamo. Ciò è essenziale se solo pensiamo che il disboscamento e la distruzione di intere foreste può provocare il passaggio di un organismo patogeno da una specie ospite ad un’altra (spillover), con la possibilità delle gravissime conseguenze che tutti noi stiamo conoscendo e subendo.

2 giugno 2020

Il Direttivo UNI.CO.MAL.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 giugno 2020
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