Oltre la rapina c’è la voglia di ripartire

Dopo Cosa rimane di noi e Il passato non è un posto tranquillo, Manuel Sgarella rimette in pista Luca, il Cieco che vuole rifarsi una vita con il suo amore Diana. Ma non sarà una passeggiata ritrovarla

Generico 2018

È una rapina ad aprire la storia. Sono le maschere con le facce di alcuni dei presidenti degli Stati Uniti ad essere protagonisti del crimine. Per la donna della banda era stata scelta Michelle, la first lady di Barak Obama.

Già dalle prime scene si capisce che avremo a che fare con un gioco del doppio che ci accompagnerà fino alla fine. Ogni protagonista di Oltre la rapina, ultimo lavoro di Manuel Sgarella, porta con sé un soprannome che lo caratterizza. Molto più di quella che l’analisi junghiana potrebbe definire l’ombra. Luca, o Luke, è il Cieco, il protagonista ancora una volta dopo il successo degli altri tre libri, Cosa rimane di noi e Il passato non è un posto tranquillo.

È lui a guidare quella rapina in banca che ha un sapore strano, e lo si capirà subito che qualcosa non quadra. C’è un intreccio tra le vicende private dei vari personaggi, la loro relazione con la polizia, con il crimine e la politica che a un certo punto irrompe con forza.

Sono personaggi dannati. Tutti. In una Milano e il suo hinterland fino al Varesotto, terra natale dell’autore Manuel Sgarella che di professione fa il giornalista sui generis anche lui con una seconda vocazione. Un po’ come i suoi personaggi che ballano da riflessioni sul senso della vita e una condizione dannata e disperata. Bono, il commissario, uno dei protagonisti è il “narigio” e conduce una esistenza che si trascina con la casa piena di scatoloni. “Il Celerino aveva solo fatto quello che farebbe ogni capo che si vuole far rispettare: scoparsi le donne del gruppo”.

Le quattro donne della storia hanno caratteristiche molto diverse, sono a loro modo protagoniste, ma senza la violenza che incontreremo nelle figure maschili.

La Milano descritta da Sgarella non è solo quella sfavillante del post Expo, ma “è anche quella dove le ragazzine girano video porno da postare su internet o da scambiare sul cellulare. In cambio di fama, di una dose di coca, o semplicemente di quei quindici minuti di celebrità a cui tutti anelano prima o poi”.

Non bisogna cadere nella tentazione di vedere buoni e cattivi, perché fino in fondo non si può capire come andrà a finire. Lo stesso Luca, per cui si parteggia, non è chiaro fin dove sia disposto a spingersi pur di ritrovare la sua Diana.

Sgarella attinge a piene mani dalla cronaca degli  ultimi  decenni e il vecchio imprenditore  sembra il più saggio. «Sono vecchio e ho creato il mio piccolo impero ascoltando i rumori delle macchine della fabbrica. Riuscivo a capire quali fossero quelle che funzionavano meglio o peggio, a seconda del suono che faceva lo stampo. Riuscivo a riconoscere persino quale fosse l’operaio che stava lavorando su quella determinata macchina».

L’autore ci mette in guardia spesso. “Siamo tutti colpevoli, anche quando ci crediamo testimoni giusti e consapevoli. Siamo solo degli stronzi”.

Un po’ troppo centrato solo sui protagonisti e una scelta improbabile sul coinvolgimento della politica rendono la storia a tratti un po’ tirata per i capelli, ma gli amanti del genere troveranno avvincente lo sviluppo delle vicende fino all’epilogo finale.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 08 luglio 2020
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