Parrhesia, uno spazio culturale creato da giovani per i giovani

Un progetto di una associazione che coinvolge sei ragazzi, uniti dalla passione per la cultura letteraria e artistica, che da due anni operano nel territorio di Varese

Generica 2020

Parrhesia, l’arte di dire il vero. Un progetto che coinvolge sei ragazzi, uniti dalla passione per la cultura letteraria e artistica, che da due anni operano nel territorio di Varese.

Luca Lanfranchi e Monica Scarpelli ci raccontano l’associazione Parrhesia e la loro proposta culturale, creata da giovani per i giovani.

Quando nasce e chi si occupa dell’associazione Parrhesia?

«C’è tanto da imparare dagli antichi, non solo sugli antichi. Questo è la nostra Parrhesia: concretizzare l’arte di dire il vero partendo dal suo ideale filosofico. Dato che le buone idee non bastano a fare un progetto, nel 2018 abbiamo partecipato ad una presentazione universitaria dal titolo “Socrate, Cristo e Maometto, maestri di verità”. Grazie a questo evento abbiamo capito che si poteva fare. Siamo partiti in tre e andando avanti siamo diventati un gruppo di sei ragazzi che uniti dal desiderio di diffondere cultura portano avanti il lavoro dell’associazione».

Che tipo di eventi proponete?

«Il nostro obbiettivo è quello di far comprendere come avere ideali muova l’uomo verso una dimensione più alta, lontana dalla “normalità”, quasi come volendone evadere. Poiché l’uomo è l’orizzonte che non si riesce mai a raggiungere, ma che qualcuno riesce sempre a guardare. Per questo la nostra è una proposta culturale ed esistenziale nel contempo.

Uno dei nostri eventi più memorabili lo abbiamo organizzato nel Comune di Lozza, dove abbiamo organizzato una lettura esperienziale del romanzo “Novecento” di Alessandro Baricco. Si è trattato di un progetto su più piani, il cui aspetto innovativo si distingue nell’aver coinvolto il pubblico cercando di avvicinarsi il più possibile alle sue sfere emotive.

Anche la lettura teatrale di Dickens, sempre organizzata con il patrocinio del Comune di Lozza, non è stata solo una semplice recita. Si è trattato di un profondo lavoro sul significato della contrapposizione tra tematiche luminose e tenebrose che compongono la tela del racconto del famoso scrittore inglese, creata attraverso la lettura legata a particolari giochi di luce».

Durante il lockdown avete continuato a proporre eventi e progetti? Come state affrontando l’attuale situazione Covid?

«L’improvviso avvento della quarantena è stato inaspettato per tutti, ma noi di Parrhesia ci siamo mossi subito per continuare a creare contenuti ed eventi che fosse possibile seguire da casa attraverso le piattaforme social. “Respirando novelle” è stato il primo progetto concreto organizzato nel contesto del lockdown, grazie al quale siamo riusciti a segnare la nostra presenza come associazione anche sul web. Scelto un argomento per la settimana, a turno, pubblicavamo su Instagram e Facebook contenuti artistici o letterari che raccontassero la tematica del giorno.

Abbiamo anche organizzato un evento online mirato per i giovani delle superiori prossimi alla scelta universitaria, che a causa della quarantena non avrebbero potuto partecipare agli open day fisici dei vari istituti. Con questa iniziativa siamo riusciti a coinvolgere 28 relatori, 20 facoltà -tra Milano, Varese, Como e altre università importanti del territorio italiano- e 400 utenti tra i 17 e i 19 anni».

Cosa dovrebbe fare Varese in più per i giovani?

«Varese deve dare una spinta alle associazioni giovani, attraverso un sostegno sia fisico che amministrativo. Senza canali istituzionali non è possibile farsi conoscere. Se la visibilità viene data solo ad una piccola cerchia ristretta, si rischia di diventare “razzisti” agli occhi di molti. Non devono essere solo le associazioni a proporsi ed autopromuoversi, ma l’ente prima di tutti deve rendersi disponibile, soprattutto per chi è giovane».

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Pubblicato il 29 Ottobre 2020
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