Divisi dal lockdown, le coppie italiane e svizzere si mobilitano

Sono nati gruppi facebook ed è stata lanciata una raccolta di firme: "Veniamo paragonati a turisti, in balia degli accordi per gli impianti sciistici come per gli acquisti di Natale: noi non siamo turisti!"

Generica 2020

Quel confine che divide: fidanzati, sposi, con lavori diversi in paesi diversi. Residenze in Italia e in Svizzera. Arriva il lockdown e improvvisamente sono settimane di vuoto, di lontananza. I fidanzati, mariti, mogli, compagni che vivono o lavorano tra Italia e Svizzera si trovano in  questa situazione. Sono nati gruppi facebook, si raccolgono firme con una petizione perché queste coppie non vengano considerate come “conoscenti”, o persone che si spostano per andare in vacanza ma come famiglie divise “per regolamento”.

Ecco la loro testimonianza

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Ci sono diversi  gruppi Facebook che contano un numero sempre più elevato di persone, solo nel gruppo “Coppie Italia Svizzera e non solo..” siamo ormai quasi 1300. Come a marzo poniamo una questione che per troppo tempo è rimasta ignorata: quella dei ricongiumenti di coppie non sposate e sposate, di cittadini italiani e non italiani, di famiglie, tutti separati ancora una volta da dei confini invisibili ma che sono diventati più tangibili che mai. Non per nostra scelta ci è stato tolto l’affetto delle nostre famiglie, l’amore dalle nostre case. Famiglia è anche un nucleo di due persone non legate dal vincolo del matrimonio.

Queste persone in questo momento stanno vivendo la pandemia e il lockdown esattamente come a marzo, con l’aggiunta di ulteriori e gravi problematiche psicologiche, in molti casi sommate a quelle pregresse. Questo perché con il nuovo isolamento ha separato coppie stabili, i congiunti di ogni comune, regione e anche fuori stato. Questo ha fatto sì che tutti si trovassero a dover affrontare una situazione di paura accompagnata alla più assoluta solitudine. Come accadde per le vacanze estive, anche adesso veniamo paragonati a turisti, in balia degli accordi per gli impianti sciistici come per gli acquisti di Natale: noi non siamo turisti. E se vi chiedessimo, alla sera, di rientrare a casa ogni giorno da soli, di spostare le vostre mogli o i vostri mariti, le vostre compagne o i vostri compagni di una vita, le vostre famiglie e i vostri figli, in un altro stato e di sentirli telefonicamente, dove le lacrime e la paura scorrono sui telefoni consumati. Come vi sentireste ad avere gli stessi diritti di chi va a fare la settimana bianca? Molti sono stati gli articoli di medici psicologi che hanno visto un aumento delle depressioni, della rabbia, delle tendenze suicide e della sofferenza in questa parte di popolazione.

Viviamo ogni giorno con i media che ci tempestano di morti e e come ogni essere umano, ricerchiamo conforto e sostegno in chi amiamo, ma questo non ci è possibile. Viviamo privati dei nostri affetti senza aver commesso alcun reato. Altri Stati si sono mossi per prevenire tutto questo e supportare la propria popolazione (Olanda, Belgio, UK) creando autocertificazioni e protocolli molto semplici per permettere questi minimi contatti, nel pieno rispetto della tracciabilità e delle regole di igiene accresciuta. Perché uno stato come l’Italia non è stato in grado di fare altrettanto? Cosa impedisce, a chi dovrebbe rappresentare il popolo italiano, di pensare al benessere psicologico della popolazione? Chiediamo una regolamentazione, sicura, protetta, tracciabile e rigida nel suo essere ma che garantisca i ricongiungimenti. Molte persone non sanno se il proprio lavoro sarà ancora lì a fine lockdown, tante l’hanno perso, altre ancora hanno visto morire alcuni dei propri parenti, in aggiunta allo stato attuale in cui vivono si vedono costrette ad affrontare tutto isolate dai propri congiunti. Chiediamo che venga finalmente fatto qualcosa in merito. Ormai è fin troppo chiaro che le uniche deroghe e gli unici sforzi vengono fatti in nome dell’economia e del soldo ma adesso non ci sono più scuse, è inaccettabile e al limite dei diritti umani ignorare quello che sta accadendo. Vi chiediamo di darci voce.. Di rappresentarci degnamente. Ringraziamo sentitamente del tempo concessoci per leggere queste poche righe.

Con il cuore in mano Il gruppo “coppie Italia Svizzera e non solo..”

Link Petizione http://chng.it/JZkYRXWTST

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 28 Novembre 2020
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