Il ruolo centrale dell’ospedale di Varese nella cura delle emergenze durante la prima fase della pandemia
Uno studio coordinato dal professor Luca Cabrini evidenzia, dati alla mano, che l'ospedale ha offerto assistenza a un numero di emergenze uguale a quello degli anni passati

Durante la prima ondata del Covid (9 marzo – 7 aprile) il numero di pazienti trattati per emergenze tempo-dipendenti quelle cioè in cui la tempestività del trattamento è cruciale all’Ospedale di Circolo è rimasto stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e per alcune patologie è anzi aumentato. La capacità di adattamento rapido dei reparti, l’aumento dei letti, la flessibilità e lo spirito di sacrificio dei professionisti coinvolti hanno consentito di gestire al meglio la prima fase dell’emergenza e ad assolvere pienamente alla funzione di hub per le emergenze di vario tipo assegnata da Regione Lombardia all’ospedale varesino
Lo dimostra uno studio coordinato dal professor Luca Cabrini, Responsabile della SC di Anestesia e Rianimazione Neurochirurgica di ASST Sette Laghi e docente all’Università dell’Insubria, pubblicato pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista Minerva Cardioangiologica e che ha visto la collaborazione del Direttore Sanitario di ASST Sette Laghi Lorenzo Maffioli e di numerosi primari e medici delle specialità coinvolte.
I pazienti trattati nel complesso dal 9 marzo al 7 aprile sono stati 197 contro i 208 dello stesso periodo del 2019. Sono diminuiti solo gli interventi in angioplastica coronarica mentre sono quadruplicati (da 8 a 31) gli interventi neurochirurgici, più che raddoppiati (da 3 a 7) i trattamenti per emorragie cerebrali, aumentati del 50% (da 10 a 15) gli interventi per ictus per la rimozione di trombi venosi o carotidei.
«Si è trattato – dichiara il Professor Cabrini – di uno sforzo organizzativo enorme che ha coinvolto centinaia di collaboratori, medici e personale infermieristico oltre ai colleghi della logistica e dell’Ufficio Tecnico. Le nostre strutture di emergenza hanno dimostrato di essere in grado di assorbire il carico di lavoro supplementare derivante dalla riorganizzazione secondo il modello “hub e spoke” decisa a livello regionale. E tutto ciò senza subire contagi nè tra il personale nè sui pazienti e con risultati eccellenti nella cura di patologie tempo dipendenti».
«In pochi giorni, talvolta in poche ore – sottolinea Lorenzo Maffioli, Direttore sanitario di ASST Sette Laghi – abbiamo riorganizzato interi reparti e abbiamo potenziato le terapie intensive. I letti di unità coronarica sono passati da 6 a 12, quelli di terapia intensiva generale da 8 a 10, quelli di neurorianimazione da 4 a 8. Per non parlare delle terapie intensive Covid che hanno raggiunto la punta massima di 47 letti. Davvero un risultato straordinario – conclude Maffioli – che lo studio pubblicato certifica e che va a merito di tutto il nostro personale che oggi sta affrontando con altrettanta capacità adattativa la seconda ondata speriamo in lento esaurimento».
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