Il castello di Masnago riapre le porte ai visitatori con la mostra sul collezionismo

“Nel salotto del collezionista: arte e mecenatismo tra Otto e Novecento”, mostra d'arte ospitata al castello di Magnago, riaprirà le proprie porte ai visitatori da martedì 2 febbraio

castello di masnago

La chiusura della mostra “Nel salotto del collezionista: arte e mecenatismo tra Otto e Novecento” del Castello di Masnago, prevista per il 31 gennaio, è stata posticipata al 2 maggio. Inoltre, da martedì 2 febbraio, con la collocazione della Lombardia in zona gialla, l’esposizione sarà riaperta ai visitatori.

La rassegna è promossa da Fondazione Cariplo, Fondazione Comunitaria del Varesotto e dal comune di Varese; è la decima e ultima tappa dell’iniziativa Open, un  tour di eventi espositivi che ha portato il patrimonio artistico dell’ente milanese in tutta la Lombardia, nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola.

La mostra

L’esposizione, allestita nelle sale del Castello di Masnago a Varese, è curata da Sergio Rebora, storico dell’arte. Il percorso artistico – reso straordinario da capolavori di Francesco Hayez, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Giacomo Balla, Adolfo Wildt – è un affresco dello spirito e dei valori di un’epoca. Il visitatore intraprende un appassionante e suggestivo viaggio di scoperta della Varese di fine Otto e inizio Novecento, una città moderna e culturalmente vivace, dove si fondono e si intrecciano crescita, arte e mecenatismo. Artefice del cambiamento l’alta borghesia che seppe distinguersi per uno spiccato spirito imprenditoriale, lungimirante mecenatismo e profonda visione filantropica. Un impegno che lascia traccia e resta vivo, nella moderna fisionomia di Varese e nella nascita di organismi filantropici.

Il percorso della mostra si dipana dunque attraverso due secoli tra protezione delle arti e impegno nella filantropia rappresentati da dipinti, sculture e oggetti d'arte decorativa e archeologici. Antesignana di tale sviluppo negli anni della Restaurazione risulta la famiglia di Antonio Tallachini, appaltatore di strade ferrate originario di Casciago ma affermatosi a livello europeo, seguito dalla dinastia dei Ponti di Gallarate, “signori del cotone” e mecenati delle arti imparentati con i Borghi, i Cantoni e i Turati, anch’essi committenti di ritratti encomiastici e proprietari della celebre villa neorinascimentale di Biumo Superiore progettata da Giuseppe Balzaretto.

A cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, esponenti della borghesia locale si affacciano al collezionismo. La raccolta di dipinti e sculture ordinata dai coniugi Bonazzola viene destinata al comune di Varese, così come quella costituita da Guido Rossi, imprenditore tessile originario di Gallarate, va ad arricchire il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Grazie a lui anche la famiglia di Alessandro Maino, altro industriale gallaratese si accosta all’arte del tempo.

Nel secondo dopoguerra, in concomitanza con la creazione di un museo civico ispirato a parametri tecnici e finalità culturali e sociali innovativi e aggiornati su modelli internazionali, Varese e il suo territorio diventano punto di incontro di residenti e villeggianti dediti al fenomeno di un collezionismo che spazia tra Ottocento, Novecento e contemporaneità. Ne sono esempio le opere trasmesse alla città o ad altre importanti istituzioni museali lombarde e nazionali, come il Museo Poldi Pezzoli di Milano, da un nucleo di personaggi dalla fisionomia sfaccettata quali Chang Sai Vita, Riccardo Lampugnani, Jeanne Brambilla, Luigi Villa.

Orari di apertura:dal martedì al venerdì 9.30 – 12.30 e dalle 14 alle 18, nel rispetto delle
indicazioni previste dalle disposizioni vigenti.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 30 Gennaio 2021
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