Cambiare Aria? “Cambiamo anche Fontana, Moratti e Bertolaso”
Solo errori gestionali? Per il Pci, i comunisti irriducibili, la situazione lombarda è frutto del percorso di smantellamento della sanità pubblica, sostenuto in trent'anni da centrodestra e centrosinistra (ma in Lombardia un po' di più)
Le grandi difficoltà della Lombardia nel fronteggiare la pandemia e nel portare avanti la campagna vaccinale? Non sono incidenti di percorso, ma il frutto della «logica neoliberista del turbo capitalismo degli anni ’90» che ha fatto della Lombardia «il più grande laboratorio politico in cui è stato sperimentato un sistematico meccanismo di smembramento della sanità pubblica».
Ne è convinto il Partito Comunista Italiano, che ha presentato domenica scorsa il “Libro rosso della sanità lombarda”, una rilettura appunto da posizioni radicali della crisi in atto. Una lettura secondo cui le grandi difficoltà di oggi sono non errori gestionali, ma il frutto della privatizzazione neoliberista della sanità, trasformata in un mercato fatto di aziende (comprese quelle pubbliche, trasformate da enti ad aziende) e pazienti-clienti.
Processo che secondo il Pci si apre già con il governo Amato e prosegue «nel 2001 con la riforma costituzionale voluta dal centrosinistra (la Bassanini) che ha comportato la creazione del polo privato diventando “concorrente” a quello pubblico, dove al “pubblico” rimane solo il compito di definire quelle che devono essere le line guida e per il resto tutto viene delegato alle Regioni».
Certo, c’è anche la specificità lombarda: indicata dal Pci come Regione «laboratorio» dove i fenomeni sono divenati più estremi, passando anche dalla legge regionale n. 23 del 2015, «fatta dalla gestione leghista della Regione Lombardia con l’istituzione dei due enti, Ats, e ASSt, con il quale si è dato corso all’operazione definitiva di smantellamento in senso privatistico della sanità lombarda», passato secondo i comunisti dall’abbandono della sanità d base e di «tutto il settore epidemologico».
Il convegno online del Pci si è tenuto nel weekend che ha visto anche l’imbarazzante, nuova serie di errori logistici nelle prenotazioni, che ha spinto Fontana (lunedì) a dare il benservito ai vertici politici di Aria, l’agenzia regionale. Per il Pci però non è certo solo Aria ma l’intero sistema, dal Presidente di Regione fino al commissario Bertolaso. «Ci domandiamo che senso ha nominare un commissario regionale alla vaccinazione quando esistono operatori formati e competenti in regione e nei dipartimento ospedalieri».
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