A Varese l’incontro su professioni sanitarie e legge regionale
Diego Catania, Vicepresidente FNO: “Valorizzare la multiprofessionalità per il rilancio del servizio sanitario”
Si è svolto ieri 18 maggio, presso la sala convegni dell’Ufficio Territoriale Regionale di Varese, l’incontro fra i principali rappresentanti istituzionali delle Professioni Sanitarie in Lombardia e il Presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali, Emanuele Monti. Al centro del dialogo, il ruolo delle Professioni Sanitarie nell’evoluzione del Sistema Socio-Sanitario regionale delineata dalla L.R. 22/2021.
Fra gli interlocutori presenti, Diego Catania, Vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione e Presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Milano e province, è intervenuto sul tema del servizio sanitario nazionale: “Il rilancio del servizio sanitario deve passare necessariamente dalla multidisciplinarietà, in linea con quanto richiamato dal DM 71, in cui sono esplicitamente nominate le Professioni Sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione”.
Anche Elena Cossa, Presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Varese, ha sostenuto un modello improntato alla sinergia e alla continuità assistenziale: “Occorre progettare un sistema che ponga davvero al centro la persona, responsabilizzando tutti i profili coinvolti nel percorso terapeutico. Le 19 Professioni afferenti agli Ordini TSRM e PSTRP devono essere inserite nel contesto territoriale, dove collaboreranno con gli altri operatori sanitari per una presa in carico a tutto tondo del bisogno di salute”.
Sul tema della sanità territoriale si è espresso nuovamente Catania, focalizzandosi sull’impianto organizzativo previsto dal PNRR e accolto dalla nuova Legge Regionale: “Gli snodi portanti della rete dei servizi, Case e Ospedali di Comunità, dovranno valorizzare la sanità d’équipe e rispettare la composizione minima di Professionisti Sanitari di area tecnico-diagnostica e assistenziale, della riabilitazione e della prevenzione. Solo integrando competenze specifiche e diversificate, infatti, tali strutture potranno rivelarsi valide risorse per la cittadinanza; in caso contrario, rimarranno cattedrali nel deserto”.
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