La storia di Barbarella
Un romanzo storico racconta l'amore di Gabriele D'Annuzio per uno dei suoi più importanti amori giovanili
Molto meglio di “Trionfo della Morte” (l’opera con la quale d’Annunzio traspose in prosa la sua vicenda amorosa con Elvira Fraternali Leoni) esiste un bel romanzo storico su questo tema pubblicato dall’editore Tabula Fati (2004). Barbarella era il nomignolo che il poeta del Vittoriale affibbiò al meno noto ma forse più importante e documentato dei suoi amori giovanili.
Il Comandante ebbe tantissime donne, ma durante la gioventù la sua passione più lunga e travolgente, dopo aver sposato un’aristocratica, fu probabilmente per una donna comune. Questo amore (1887-92) è poco noto, ma in compenso è forse il meglio documentato, perché il carteggio delle lettere a Barbarella fu venduto (per necessità economica e sotto la primitiva protezione dell’anonimato) dalla stessa destinataria delle epistole verso la fine della sua vita. Il volume scritto da Gabriele Tristano Oppo è molto ben documentato; esso, pur sotto le veste del romanzo, è corredato da una significativa bibliografia storica. È noto che Gabriele d’Annunzio, in seguito divenuto celeberrimo soprattutto per il “Volo su Vienna” (1918) e per la “Presa di Fiume” (1919-20) cercò invano di ottenere da Barbara la restituzione delle lettere, altamente compromettenti per il loro contenuto intimo ed esplicito.
Non ci riuscì. In questo modo è giunta ai posteri non solo la notizia (già ben nota) che d’Annunzio con le donne fosse un ‘porco’, bensì anche i dettagli, i comportamenti intimi, non solo dedotti da ciò che è rimasto di lui nei luoghi dove egli visse, come il Vittoriale sul Lago di Garda. Dettagli scritti nero su bianco da un amante devoto ed appassionato. Gabriel (così spesso si firmava) era un grande seduttore lascivo, un porco tutto sommato sottomesso, come ce ne sono molti.
Il volume fornisce anche l’occasione per ribadire, sia pur da singoli particolari, il significativo legame tra d’Annunzio e la provincia di Varese. Non si può escludere ed è tutto sommato probabile che il Vate negli anni della sua maturità abbia frequentato l’Hotel Campo dei Fiori, in cima alla montagna più alta sopra al capoluogo. Ma è soprattutto l’area tra Milano e Varese ad avere un interesse biografico, perché la zona di Gallarate (più o meno dove oggi sorge l’Aeroporto di Malpensa) negli anni a cavallo tra Otto e Novecento era interessata da battute di caccia. Durante una di queste escursioni nei boschi Gabriele avrebbe conosciuto nel 1903 l’eccentrica marchesa Luisa Casati Stampa. Sempre in queste zone, ma nella brughiera, il poeta avrebbe incontrato nel 1907 Nathalie de Goloubeff, una contessa grande appassionata cinofila, che fu una delle sue amanti preferite per l’atteggiamento dominante della donna. Gabriele aveva una grande passione per le ascelle (presumibilmente sudate) e Nathalie, da lui ribattezzata “Donatella”, evidentemente lo accontentava.
Dai particolari biografici sappiamo inoltre che Barbarella (la quale giunse a visitare Lugano avendo una sorella che abitava a Caronno Ghiringhello, a sud di Varese) ebbe probabilmente dei piedi sgraziati; ma questo dettaglio non interessava al giovane scrittore che amò la moglie del conte Leoni per ben cinque anni con una passione travolgente. Spesso non le lasciava neppure il tempo di denudarsi e la possedeva in ginocchio, non è ben chiaro come, ma da una posizione di simbolica inferiorità. Un eroe come pochi dunque ma, in definitiva, un porco come molti.
Scheda libro: Gabriele Tristano Oppo – “Barbarella” – Edizioni Tabula Fati – 2004
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