Scuole paritarie, Astuti (Pd): “Dalla Regione un brutto colpo agli istituti no profit”
Il consigliere regionale Dem: “Estesa la platea beneficiaria dei contributi regionali, oggi costituita da circa 1300 istituti, a circa altre 100 scuole che hanno fini commerciali"

«Martedì dalla maggioranza che governa Regione Lombardia è arrivato un brutto colpo alle scuole paritarie no profit, già in difficoltà per via dell’aumento dell’inflazione e dei costi energetici. Non siamo riusciti, infatti, a impedire l’estensione del già magro budget annuale di otto milioni, destinato finora alle sole scuole no profit, anche alle scuole che hanno scopo di lucro» così il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti interviene dopo la bocciatura di due emendamenti presentati martedì, durante la discussione della legge di revisione normativa ordinamentale 2023, in aula consiliare.
«In questo caso, si tratta di una modifica che riguarda la legge regionale 19 del 2007 sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia – spiega Astuti – in cui le parole ‘non statali e non comunali senza fine di lucro’ sono state sostituite con ‘paritarie non comunali’, vale a dire estendendo la platea beneficiaria dei contributi regionali, oggi costituita da circa 1300 istituti, a circa altre 100 scuole che hanno fini commerciali».
«E questo, nonostante a livello nazionale, si stabilisca che i contributi devono essere erogati in via prioritaria alle scuole private paritarie che svolgono il servizio scolastico con modalità non commerciale – sottolinea il consigliere dem – quindi parliamo di istituti che non possono distribuire utili, ma che sono invece obbligati a reinvestirli nella gestione e nella didattica, svolgendo la loro attività a titolo gratuito ovvero dietro versamento di un corrispettivo di importo simbolico».
«Con questa modifica, invece, si aggrava una situazione già assai difficile – conclude Astuti – Negli ultimi anni, infatti, si è verificata la chiusura di diverse scuole paritarie non profit, non solo a causa della denatalità, ma soprattutto a causa della carenza di sostegno finanziario da parte di Regione Lombardia. Dopo la legge approvata oggi non andrà certo meglio».
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