Lo chef di Gallarate nell’incendio sulle spiagge albanesi: “Siamo senza corrente da giorni, dovremo lavorare per ricominciare”
Nell'incendio forestale che ha colpito le aree vicino alla città di mare di Shengjin (in italiano: San Giovanni di Medua), in Albania, costringendo turisti e lavoratori all'evacuazione della zona, è rimasto coinvolto anche un varesotto

Nell’incendio forestale che ha colpito le aree vicino alla città di mare di Shengjin (in italiano: San Giovanni di Medua), in Albania, costringendo turisti e lavoratori all’evacuazione della zona, è rimasto coinvolto anche un varesotto.
Roberto Carù, chef, originario di Gallarate ma da molti anni all’estero a causa della sua professione, sta lavorando proprio in un ristorante a pochi passi dalla spiaggia nella città di mare albanese, ed ha pubblicato sui suoi social quello che ha visto prima di mettersi in salvo.
Abbiamo provato a raggiungerlo ad un giorno dal disastro, per farci dire il day after del disastro: «Oggi è una giornata praticamente nulla: si respira ancora odore di fumo, misto all’acqua usata ieri. Locali e negozi sono tutti chiusi – spiega – Non c’è corrente dall’altra sera, quindi i prodotti non sono piu utilizzabili: dalla pasta fresca ai ravioli. Carne, pesce e salumi vari come anche i formaggi sono da buttare, compreso i dolci».
L’incendio è stato di vaste proporzioni: «Praticamente tutta la montagna di Shengjin è stata colpita dal fuoco, circondando alberghi e case. La situazione più brutta era nella zona dopo il porto, mentre un po’ più tranquilla la zona del lungomare».
L’incendio però non ha risparmiato la spiaggia, come mostra una foto proprio di Carù.

Roberto era appena ritornato per la stagione in Albania, dove comunque lavora da anni: «Io sono originario di Gallarate e ho lavorato anche in Italia, ma qui in Albania tra una cosa e l’altra sono 8 anni che vengo assunto come executive chef in ristoranti e hotel, dove ho impostato dall’arredamento della cucina ai menù, tutti rigorosamente italiani – spiega – Il ristorante dove lavoro ora si chiama Unik, e sono dipendente sempre come executive chef. Ora però dovremo aspettare qualche giorno per poter riaprire: è tutto da riorganizzare con i prodotti. Io comunque sto bene, ci rimboccheremo le maniche».

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