Dove finisce un piatto e inizia una storia: Giano e Franci, le voci del cibo online

Nel mondo sovraffollato dei content creator gastronomici, Giano e Franci — ideatori del seguitissimo canale Cosa mangiamo oggi? — hanno scelto una via precisa: raccontare il cibo partendo da chi lo prepara, lo serve e lo vive ogni giorno. Li abbiamo intervistati

Nel mondo sovraffollato dei content creator gastronomici, Giano e Franci — ideatori del seguitissimo Cosa mangiamo oggi?   — hanno scelto una via precisa: raccontare il cibo partendo da chi lo prepara, lo serve e lo vive ogni giorno. Non si limitano a consigliare dove mangiare: scendono nelle cucine, raccolgono storie, pagano il conto, mettono in discussione stereotipi e luoghi comuni.

Il loro canale YouTube supera i 450.000 iscritti, con milioni di visualizzazioni totali e singoli video che spesso superano le 300.000 views. Su Instagram contano oltre 250.000 follower, mentre la loro community cresce anche su TikTok e sul sito dedicato, cosamangiamooggi.it, dove pubblicano guide, mappe e approfondimenti.

In questa intervista, realizzata a margine del Festival Gastronomika di cui sono stati ospiti,  ci raccontano la loro visione del cibo come strumento culturale, sociale ed etico — e perché i social, se usati bene, possono essere un alleato potente della verità.

Si parla spesso di quanto i social abbiano cambiato il settore della ristorazione. Voi ne siete consapevoli? 

«Noi pensiamo che il tema non sia mai il mezzo, ma come lo si utilizza – Precisa Francesca Manunta, Franci per chi segue il loro canale, che lavora nel digital marketing, ora per Amazon – I social sono un mezzo potentissimo perché permettono di disintermediare qualsiasi editore e di andare direttamente a parlare con le persone, di farlo anche magari in modo più colloquiale, più diretto, mettendoci anche la faccia, che può essere assolutamente un plus. È ovvio che nel momento in cui si utilizza un mezzo si può anche decidere se usarlo bene o usarlo male, quindi di per sé non va demonizzato, a mio avviso, bisogna trovare il modo di usarlo nel modo corretto. Però, di base, per noi è una figata: perché possiamo parlare direttamente con le persone senza dover chiedere il permesso o lo spazio a qualcun altro».

«Diciamo che nel momento in cui sei un fruitore dei social, dove ovviamente ci sono mille contenuti fatti da migliaia di persone, devi essere in grado di discernere tra il contenuto fatto bene e un contenuto approssimato  – aggiunge Giano Lai, per tutti Giano, anche lui da sempre impegnato nel digital marketing: per anni è stato nel team Unicredit – Proprio dovuto al fatto che le piattaforme oggi permettono a chiunque di dire qualsiasi cosa, il che è una bella cosa di per sé».

Guardando i vostri video sembra quasi di leggere un manuale per orientarsi nella ristorazione d’autore. Vi sentite una responsabilità quando raccontate questi mondi?

«Moltissimo – risponde senza esitare Giano – E non solo per quanto riguarda i ristoranti stellati. Anche quando consigliamo il croissant del bar sotto casa ci sentiamo responsabili. Perché per noi il valore non sta nel prezzo o nella fama: la lasagna della nonna può valere quanto un tre stelle Michelin. Raccontare un posto implica rispetto, conoscenza, attenzione. Ci mettiamo tanta cura proprio perché non vogliamo parlare di ciò che non conosciamo. Certo, c’è sempre una parte soggettiva, e sappiamo che non si può piacere a tutti. Ma è anche questo il bello».

Voi fate una cosa un po’ particolare che non è tipica dei social, cioè pagate il conto. È vero?

«Sì – risponde per primo Giano  – In realtà dovrebbe essere tipico dei social, questo comportamento»

«In realtà non è vero, non sono d’accordo con questo mito del food blogger che non paga – Puntualizza invece Franci – Se il ristoratore decide di investire e di far mangiare gratis un food blogger, non è che è stato costretto con la pistola alla testa dal food blogger, che gli ha intimato al ristoratore “tu non mi fai pagare”: in realtà gli viene riconosciuto un valore, a torto o ha ragione. Offrire un pasto a qualcuno è a tutti gli effetti un accordo commerciale tra due parti, il ristoratore facendolo pensa “Io voglio avere la visibilità da quel food blogger”. Poi magari sta buttando via i suoi soldi, oppure li sta investendo benissimo, però comunque è una scelta tra due parti: a me non piace questa narrazione del food blogger che sembra il rapinatore o lo scroccone che va in giro a a mangiare gratis. Lo fa semplicemente perché c’è una controparte che è d’accordo nel farlo. Poi noi non lo facciamo, abbiamo un approccio diverso: noi non facciamo contenuti a fronte di pasti gratis o compenso. Però è il nostro approccio».

«E non vuol dire che gli approcci degli altri siano per forza sbagliati – aggiunge Giano – Diciamo che quello che spesso non viene visto è il lavoro che c’è dietro a figure come le nostre o simili alle nostre, perché si tende a demonizzare un po’ tutta la categoria. Alle volte anche per motivi giusti: però spesso si fa di tutta l’erba a un fascio e si è sempre dalla parte del ristoratore»

E infatti in più occasioni avete mostrato un grande impegno anche fuori dall’ambito puramente gastronomico. Ci raccontate dell’iniziativa con Azione contro la Fame?

«Abbiamo aderito ad un’iniziativa promossa da Azione contro la fame – spiega Franci –  in particolare, li abbiamo sostenuti in un viaggio che abbiamo fatto in India: un viaggio un po’ pazzo dove dovevamo andare da un punto all’altro dell’India in tuc tuc. Il motore razionale, l’unico che ci permetteva di fare questa cosa assolutamente insensata, era quello di supportare un ente e quindi di fare beneficenza. Abbiamo deciso di supportare Azione contro la fame e grazie alla nostra community siamo riusciti a raccogliere circa 30.000 euro. E dico circa semplicemente perché il link è più o meno sempre attivo e quindi le persone possono continuare a donare all’ente e lo stanno continuando a farlo. Si siamo a poco meno di 40mila, ma semplicemente perché è un numero che si sta continuando a muovere».

Come si dice? Obiettivo raggiunto.

«Obiettivo raggiunto – conclude Franci – E comunque l’importante è donare, per supportare quest’ente».

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Pubblicato il 11 Luglio 2025
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