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Dove la Storia “impasta” la memoria. Pier Vittorio Buffa racconta la guerra vista da un paese

A Materia Spazio Libero Buffa ha presentato il suo nuovo romanzo "Il pane non può aspettare" insieme a Marta Morazzoni e Marco Giovannelli: la guerra raccontata attraverso i gesti quotidiani e la forza della memoria

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C’è un silenzio particolare quando la letteratura incontra la memoria viva dei luoghi. È quello che si è respirato martedì 22 ottobre a Materia Spazio Libero, a Castronno, dove Pier Vittorio Buffa ha presentato il suo nuovo romanzo Il pane non può aspettare (Neri Pozza, 2025). A dialogare con lui Marta Morazzoni, scrittrice e Premio Chiara, e Marco Giovannelli, direttore di VareseNews. Una serata intensa, fatta di parole, ricordi e silenzi, dove la storia di un piccolo paese si è trasformata in una riflessione universale sulla guerra e sulla necessità di ricordare.

Ambientato a Castello Cabiaglio, il libro prende vita nel 1938, nell’ultima estate di un gruppo di sette amici prima che la guerra cambi tutto. Poi arriva l’8 settembre 1943 e, con esso, il tempo delle scelte: chi parte, chi resta, chi si schiera con i partigiani e chi, invece, si ritrova dall’altra parte della barricata. Come ha spiegato Buffa, il romanzo è un racconto corale, “un intreccio di destini che mostra come la grande Storia si annidi nella vita quotidiana, nei gesti minimi, nelle paure e nel coraggio di persone comuni”.

Nel dialogo con Morazzoni, l’autore ha chiarito subito: «Non è un seguito de La casa dell’uva fragola, ma ne condivide i luoghi e l’anima. È come se guardassi Cabiaglio da un’altra finestra». Da quella finestra Buffa osserva la guerra non come cronaca o epopea, ma come esperienza interiore. Il suo sguardo si posa sulle donne che fanno il pane, sugli uomini che spariscono e sulle scelte che cambiano le vite per sempre.

«Ci sono storie che ti abitano dentro — ha detto Buffa —. Questa Cabiaglio in guerra l’ho sentita nei racconti di mia nonna e delle mie zie, nelle voci di sfollate e di donne che avevano fame, paura, ma anche la forza di andare avanti. A un certo punto ho sentito che quelle storie dovevano uscire».

Tra i personaggi che emergono nel romanzo, Innocenta è forse la figura più luminosa e dolente. Ispirata a una donna realmente esistita, tiene insieme il filo della memoria e del quotidiano: «È lei che non smette di fare il pane, anche quando il mondo intorno si rompe. Perché il pane, come la memoria, non può aspettare» ha spiegato l’autore.

Dalle pagine affiora un’Italia sospesa tra paura e speranza, tra clandestinità e solidarietà. Ci sono i passaggi segreti verso la Svizzera, gli aiuti agli ebrei, le spie che tradiscono il paese e la fatica di riconoscere il nemico quando il nemico è qualcuno che si conosce. Tutti dettagli che Buffa intreccia con realismo e pudore, restituendo il clima della Valcuvia negli anni più bui.

Le letture di alcuni brani, affidate all’attrice Luana, hanno restituito con forza la sobrietà della scrittura di Buffa: una prosa limpida, tesa, che preferisce il sussurro alla retorica.

Nel dialogo conclusivo, Marta Morazzoni ha sottolineato come Il pane non può aspettare sia “un romanzo sulla quotidianità della guerra, non sugli eroi ma su chi resta”, mentre Marco Giovannelli ha aggiunto: «In questi paesi, in queste pieghe della memoria, si gioca anche il nostro presente. Le scelte di allora ci interrogano ancora oggi».

Tra applausi e riflessioni, la serata si è chiusa con la sensazione che la Storia — quella con la S maiuscola — non sia solo un ricordo, ma una materia viva che continua a impastare il presente.

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Pubblicato il 23 Ottobre 2025
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