Comunità psichiatriche, Astuti: “Remunerazioni ferme e pochi posti, servono personale, formazione e tariffe adeguate”
Un ordine del giorno del Partito Democratico al bilancio regionale chiede l’adeguamento delle tariffe per le strutture psichiatriche accreditate, ferme da oltre trent’anni, per garantire continuità e qualità dei servizi in Lombardia
Incrementare le tariffe delle strutture residenziali e semiresidenziali psichiatriche private accreditate, quasi tutte non profit e ferme da oltre trent’anni, per garantire continuità e qualità dei servizi: è quanto chiede un ordine del giorno del Partito Democratico al bilancio di previsione di Regione Lombardia che si sta discutendo in questi giorni.
“In Lombardia queste strutture devono far fronte a bisogni sempre più complessi – spiega il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti -: i disturbi di personalità sono in costante aumento, spesso associati ad abuso di sostanze, così come cresce il numero di pazienti con restrizioni giudiziarie. Sempre più frequentemente, inoltre, gli utenti inviati necessitano di interventi di stabilizzazione piuttosto che di percorsi di riabilitazione e socializzazione”.
“Tutto questo – sottolinea Astuti – richiede un maggior numero di figure professionali, più formazione, progetti riabilitativi complessi e innovativi, senza contare l’aumento dei costi di gestione, dall’energia alle materie prime”.
“Raccogliendo l’appello di numerose cooperative sociali, fondazioni e gruppi sanitari che operano in Lombardia offrendo diversi livelli di intensità assistenziale (CPA, CPM, CPB) e servizi come comunità e centri diurni in varie province – prosegue il consigliere dem – chiediamo un adeguamento delle tariffe, perché oggi l’operatività di queste strutture è messa a dura prova dagli aumenti dei costi non accompagnati da un aggiornamento delle remunerazioni”.
“Parliamo di realtà che rappresentano quasi il 50% dell’offerta complessiva e che in alcuni casi suppliscono alla carenza di posti letto nei reparti di SPDC per la gestione delle fasi acute ed emergenziali – conclude Astuti – Sono presidi di salute fondamentali per i territori e non possiamo permettere che chiudano proprio mentre i bisogni di salute mentale sono in continuo aumento”.
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