Laforgia: “Per favore, non chiamatela politica”

Una osservazione generale o una riflessione a margine della prima seduta del consiglio comunale sul bilancio? Il pensiero dello storico - e assessore alla cultura di Varese Enzo Laforgia a margine della prima seduta di consiglio comunale per il bilancio

Consiglio comunale bilancio 2025

Una osservazione generale o una riflessione a margine della prima seduta del consiglio comunale sul bilancio? Pubblichiamo integralmente il contributo dello storico  e assessore alla cultura di Varese Enzo Laforgia sui danni degli “onanismi verbali” , che si inserisce nel dibattito di queste ore, dopo la prima serata di un consiglio comunale sul bilancio che si presenta come lunghissimo. 

Non ho nulla contro la masturbazione. In fin dei conti, come diceva il personaggio di Alvy Singer, interpretato da Woody Allen in Io e Annie (1977), la masturbazione non andrebbe mai denigrata, perché in fondo «è fare sesso con qualcuno che stimate veramente».

Tuttavia, l’autostima, nel momento in cui si trasforma in una sorta di gigantismo del proprio minuscolo “io”, può avere pericolosi effetti collaterali. Per sé e per gli altri.

Può capitare, ad esempio, che riducendo il mondo all’angusto perimetro della propria misera individualità, l’autoerotismo si manifesti attraverso la sciatta esibizione di una fiumana di tristi e abborracciate costruzioni retoriche, in un profluvio scombinato di frasi tutte uguali e messe insieme con una certa approssimazione sintattica. In questi casi, lo scopo non è il sequestro temporaneo, per un periodo più o meno lungo, di un uditorio incolpevole, costretto ad ascoltare perché vincolato da regole, ma, appunto, l’autocompiacimento, il godimento solitario di una deformata percezione di sé.

Ad ognuno di noi, ahimé, è capitato di dover talvolta assistere a pubbliche esibizioni di onanismo verbale. E forse anche noi, qualche volta, ci siamo lasciati prendere la mano (io, ad esempio, firmerò con il mio nome questo breve testo). Pazienza…

Tuttavia, capita sempre più spesso di imbattersi in qualcuno il quale convintamente pensa che l’azione politica si riduca appunto a questo: ad una sorta di pubblica masturbazione verbale, il cui punto di arrivo, l’acme dell’eccitamento erotico, viene raggiunto (ed anche in questo caso esibito) con l’immancabile selfie. Osservate bene, questi selfie. Ascoltatene il testo, declamato con un’impostazione che ricorda i vecchi attori a fine carriera del teatro all’antica italiana. Guardate lo sguardo severo e profondo…

Ora, niente di male… Come ho detto, non ho nulla contro la masturbazione. Però, per favore, non chiamatela “politica”. Perché questa nobile attività umana mal si concilia con l’insistente e volgare esibizione dell’“io”. La politica si esprime sempre al plurale, parla solo e sempre di “noi”. Di “noi” qui e ora e di un “noi” collettivo, che attraversa il tempo, che si proietta nel futuro gettando sempre uno sguardo alle proprie spalle. Un “noi” che non può essere ridotto al “self”, cioè a “se stesso”. Perché poi, il pericolo è quello ventilato dalla grande poetessa americana Adrienne Rich: «[…] i grandi uccelli neri della storia strillando si tuffarono / in picchiata nel nostro clima personale / Erano diretti altrove ma con ali e becchi spazzarono / la costa, attraverso i lembi di nebbia / dove eravamo intenti a dire Io

Enzo R. Laforgia

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Pubblicato il 10 Dicembre 2025
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