Processo per diffamazione Berizzi – Dora: Alessandro Limido in aula in mimetica
Udienza tecnica per definire l’allungamento della lista testi della difesa. Nessuna richiesta di riti alternativi
Testa rasata, tatuaggio mistico in faccia, mimetica addosso: l’imputato Alessandro Limido, capo del gruppo neonazista “Do.Ra.”, era in aula anche oggi, giovedì, per l’udienza che lo vede imputato con l’accusa di diffamazione ai danni del giornalista Paolo Berizzi, anch’egli presente insieme alla sua scorta.
Il cronista ed esperto di movimenti di estrema destra è parte offesa in un processo nato dopo la denuncia sporta per diffamazione: Limido, durante la presentazione di un libro ad Azzate, anni fa, aveva ritratto il giornalista di Repubblica come un pagliaccio (in sua assenza e di fronte a più persone).
L’udienza di giovedì è servita al giudice Davide Alvigini per allungare — e ammettere — la lista testi della difesa, passaggio naturale della procedura dopo l’esaurimento dei testi dell’accusa, avvenuto nelle precedenti udienze. Inoltre, l’imputato si presterà all’esame in aula: risponderà dunque alle domande delle parti alla prossima udienza, prevista per il 27 aprile.
Non sono giunte richieste di attivazione di riti alternativi, come abbreviato o patteggiamento, una delle ipotesi di cui si era fatto cenno a margine della precedente udienza varesina.
Il clima in aula era più disteso rispetto alla scorsa data, quando il giornalista venne sottoposto a esame: fra il pubblico figuravano diversi appartenenti alla formazione neonazista, presenza che aveva comportato un corrispondente dispiegamento di agenti della Digos in borghese e di colleghi dell’Arma, anch’essi in abiti civili.
Oltre a Paolo Berizzi, si è costituita parte civile anche la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato dei giornalisti.
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