L’Insubria proclama 17 nuovi medici specialisti in emergenza urgenza: subito operativi nei pronto soccorso

La scuola di specialità relativamente giovane dell'ateneo varesino sta crescendo in autorevolezza e attrattività. In aumento anche gli studenti di medicina che si laureano con tesi sull'emergenza e urgenza

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L’Università dell’Insubria ha proclamato 17 nuovi medici specialisti in Medicina d’Emergenza Urgenza. L’esame finale si è svolto ieri: grande la soddisfazione del direttore della scuola di specialità, il professor Marco Donadini. Il numero dei nuovi specialisti è rilevante per una scuola giovane, attivata solo da pochi anni nell’ambito della rete formativa dell’area emergenza‑urgenza.

Trenta specialisti in quattro anni

Dalla nascita della Scuola di specializzazione in Medicina d’Emergenza Urgenza (MEU) dell’Insubria questa è la quarta tornata di specializzazioni: con i 17 medici di quest’anno, gli specialisti formati arrivano a 30. Di questi, 16 sono già in servizio nei Pronto soccorso dell’ASST Sette Laghi, 4 nell’ASST Lariana, 8 in strutture dell’area milanese e 2 fuori regione. Numeri che, letti sulla scala temporale della scuola  mostrano un impatto concreto sulla copertura dei reparti di emergenza del territorio.

«Questi dati testimoniano l’importanza della nostra scuola per il sistema sanitario locale e la necessità di una forte sinergia con le ASST – sottolinea il professor Donadini, che guida la specializzazione MEU dell’Insubria – La rete formativa coinvolge in particolare i Pronto soccorso di Varese, Como e Legnano, con una collaborazione stretta tra università e reparti, fondamentale per accompagnare i giovani medici dalla teoria alla pratica clinica».

Le difficoltà del settore e le motivazioni dei giovani medici

La disciplina dell’emergenza urgenza, ricorda Donadini, «paga il fatto di essere relativamente giovane e non ancora completamente conosciuta dall’opinione comune. Sconta anche condizioni di lavoro spesso ad elevato stress e con pochi incentivi, elementi che contribuiscono alla percezione di scarsa attrattività, soprattutto se confrontata con la crescita dei fabbisogni nazionali di specialisti in Pronto soccorso».

Eppure il quadro è più variegato: «Non è vero che non è attrattiva in assoluto – osserva il direttore –: i posti a livello nazionale sono in crescita costante, seppur lenta; è la quota rispetto al fabbisogno complessivo a rimanere ancora bassa».

A spingere i giovani verso questa scelta sono soprattutto la natura del lavoro e la sua evoluzione: «Quella del medico urgentista moderno è un’attività altamente qualificata, dinamica, appassionante, in continua evoluzione scientifica, tecnologica e organizzativa» evidenzia Donadini.

A dimostrarlo c’è anche l’interesse crescente fra gli studenti di medicina: «Solo lo scorso anno si sono laureati con me oltre dieci studenti con tesi sull’emergenza urgenza e quest’anno sarà lo stesso».

Una rete formativa che punta sull’attrattività

Il direttore mette in luce l’impegno “di squadra” per rendere la scuola sempre più attrattiva e formativa: «C’è un grande lavoro da parte mia e di rtutti i direttori e i medici dei PS di Varese, Como e Legnano, sedi collegate della scuola di specializzazione, per offrire percorsi di tirocinio di alto livello». La Scuola MEU dell’Insubria dialoga inoltre con la rete nazionale delle scuole di emergenza‑urgenza, che «offrono molte opportunità formative specialistiche e innovative», dalle simulazioni avanzate ai percorsi su maxi‑emergenze e nuove tecnologie.

In questo contesto, la giovane età della scuola non è un limite, ma un elemento di spinta: numeri ancora contenuti, ma in costante crescita, inseriti in una disciplina che sta conquistando spazio nelle università italiane e che, proprio nei pronto soccorso della regione, trova ogni giorno il suo banco di prova.

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Pubblicato il 30 Gennaio 2026
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