Arrivederci Giuseppe, il papà di “Amor di libro”
Dopo Lazzati e Macchione, Varese saluta uno dei protagonisti della sua stagione culturale più intensa. Un patrimonio vivente capace di unire sapere accademico e passione civile
Ho avuto la fortuna di conoscere Giuseppe Armocida oltre trent’anni fa, quando si avvicinava all’esperienza amministrativa come assessore alla cultura del comune di Varese. Nasceva “Amor di libro”, una delle sue creature, nata dalla passione per i libri che lo ha accompagnato per tutta la vita. La stessa passione per la storia e per la medicina, che fu la sua professione.
Con Giuseppe Armocida se ne va un altro pezzo importante della cultura varesina. Una cultura a tutto tondo, perché Giuseppe era un medico, uno psichiatra, uno studioso attento e rigoroso, ma anche un amministratore pubblico capace di visione. È stato assessore alla cultura del Comune di Varese, ha coltivato interessi storici profondi ed è sempre stato una persona curiosa, pronta a cogliere e sostenere tutto ciò che si muoveva nel panorama culturale della provincia.
Con lui se ne va uno di quei patrimoni viventi che hanno accompagnato per decenni l’attività culturale e l’attenzione verso il nostro territorio. Un uomo che ha saputo unire sapere accademico e passione civile, impegno culturale e capacità amministrativa.
Una stagione culturale irripetibile
Negli ultimi mesi Varese ha perso altre figure centrali di quella stagione straordinaria. Prima Bambi Lazzati, fondatrice e anima del Premio Chiara, protagonista instancabile del festival del racconto, capace di portare sul territorio autori, esperienze, incontri di altissimo livello. Con lei se ne è andata una donna che ha saputo costruire relazioni culturali solide e durature, trasformando un’idea in un appuntamento di rilievo nazionale.
Subito dopo è mancato anche Pietro Macchione, arrivato dal Sud Italia ma diventato pienamente varesino nello spirito e nell’impegno. Professore per generazioni di studenti, poi editore coraggioso e lungimirante con la Macchione Editore, ha raccontato come pochi la storia industriale, sociale e naturale del territorio. Romanzi, saggi, guide, studi storici: una produzione vastissima che ha contribuito a costruire una memoria collettiva condivisa.
Armocida, Lazzati, Macchione: tre figure diverse, ma accomunate da una stessa tensione ideale. Tutti e tre hanno vissuto anche l’impegno amministrativo e politico, partecipando a quella stagione di trasformazione della città che ha segnato profondamente Varese.
L’energia di “Amor di libro”
Quando, nella prima giunta Fumagalli, Armocida assunse la delega alla cultura, portò con sé l’esperienza universitaria ma soprattutto una visione: fare della cultura un bene diffuso, accessibile e partecipato. Nacque così “Amor di libro”, quasi in contemporanea con il Festivaletteratura di Mantova e con il Parolario di Como.
Non era solo un calendario di incontri, ma un’idea di città. Un progetto che voleva mettere i libri al centro della vita pubblica, trasformare piazze e sale in luoghi di confronto, aprire spazi di dialogo tra autori e lettori. Armocida portò energia, entusiasmo, voglia di rinnovamento. Credeva che la cultura dovesse essere un fenomeno alla portata di tutti, non riservato a pochi.
Il valore della curiosità
Personalmente, il dolore è grande. Ricordo con affetto l’avvicinamento di Macchione alla nostra realtà, quando ancora non esisteva VareseNews ma si produceva un piccolo giornalino del circolo di Bosto dell’allora cooperativa di Castellanza. Si avvicinò con curiosità autentica: voleva capire, conoscere, esplorare. Per lui ogni spazio che si animava in città aveva valore e poteva generare nuova energia.
La stessa apertura la si ritrovava in Armocida. Una curiosità mai spenta, anche negli ultimi tempi. Eppure si percepiva la fatica di stare al passo con un’epoca che cambia sempre più velocemente, che vive trasformazioni profonde e complesse. Un tempo in cui la dimensione sociale, politica e culturale condivisa – quella che loro avevano vissuto intensamente – sembra lasciare spazio a una realtà sempre più individualizzata.
Un vuoto da colmare
Con Armocida se ne va davvero un altro pezzo della nostra cultura. Con lui, con Lazzati, con Macchione, si chiude una stagione lunga decenni, fatta di relazioni, impegno, visione, generosità.
Resta una domanda aperta: chi raccoglierà il testimone di questi protagonisti della cultura varesina? Chi saprà tenere insieme curiosità, competenza, passione civile e capacità organizzativa?
Ci mancheranno. E il vuoto che lasciano, almeno in questa fase, è profondo. Ma forse il modo migliore per onorarli sarà proprio quello di non disperdere l’energia che hanno saputo generare, continuando a credere che la cultura non sia un ornamento, bensì il cuore vivo di una comunità.
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