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Dai ghiacci del Monte Rosa riaffiora l’antica leggenda Walser di Felik

Lunedì 2 marzo allo Spazio Libero Materia di Castronno Stefano Motta presenta il nuovo libro “Felik. La città perduta del Monte Rosa” (Cai Edizioni), un viaggio tra storia e mito nel cuore della cultura Walser

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C’è un punto, tra i silenzi di ghiaccio del Monte Rosa, dove la montagna smette di essere soltanto roccia e neve e diventa racconto. Per secoli si è sussurrato che lassù, oltre i crepacci e le nebbie d’alta quota, esistesse una valle nascosta e una città misteriosa chiamata Felik. Una città perduta, sopravvissuta nella memoria di chi ha continuato a tramandarne il nome.
Lunedì 2 marzo alle ore 21, allo Spazio Libero Materia di Castronno, questa leggenda tornerà a vivere attraverso le parole di Stefano Motta, che presenterà il nuovo libro Felik. La città perduta del Monte Rosa, pubblicato da CAI Edizioni.

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Un invito a salire idealmente in quota, dove la storia incontra il mito e le Alpi custodiscono ancora segreti pronti a riemergere. Nel libro Motta esplora il confine sottile tra realtà storica e mito, indagando una delle leggende più affascinanti dell’arco alpino. La “città perduta” diventa così un simbolo di un passato che resiste sotto la superficie, di comunità che hanno abitato e modellato terre estreme, di racconti capaci di attraversare il tempo.

La leggenda di Felik affonda le sue radici nella tradizione Walser, comunità di origine alemanna che nel medioevo colonizzò numerose valli d’alta quota tra Svizzera e Italia, diffondendo una cultura profondamente legata all’oralità e alla montagna. Le tracce della loro presenza sono ancora oggi riconoscibili nelle tipiche case in legno realizzate con la tecnica del Blockbau, nei villaggi affacciati sui ghiacciai e nella lingua walser, prezioso patrimonio identitario. In Piemonte e Valle d’Aosta questa eredità è particolarmente evidente in centri come Alagna Valsesia, Macugnaga, Gressoney-Saint-Jean e Formazza.
Le comunità walser erano organizzate secondo forme di autogoverno avanzate, con una gestione collettiva di pascoli e boschi regolata da patti e atti notarili. Un equilibrio delicato tra uomo e ambiente che ha permesso loro di vivere stabilmente anche oltre i 1500 metri di altitudine.

Varese è storicamente molto legata al Monte Rosa e alla cultura delle comunità walser. Il professor Luigi Zanzi, docente universitario e autore di numerosi saggi dedicati alla storia delle popolazioni alpine, è stato uno dei principali studiosi di questa tradizione. Profondamente legato a Macugnaga, ha ricoperto un ruolo di primo piano nella valorizzazione delle tradizioni walser, promuovendo studi, iniziative culturali e manifestazioni dedicate all’artigianato e alla memoria storica di queste comunità.
Infine, come non citare il fotoreporter Carlo Meazza – altro varesino di rangoche alla montagna più amata dai suoi concittadini ha recentemente dedicato un libro di fotografie intitolato “Monte Rosa”.

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

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Pubblicato il 24 Febbraio 2026
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