Il game designer Andrea Ruggeri a “La Materia del Giorno”: «Giocare è divertimento e incontro»

Ospite della web tv di Materia, il designer varesino ha spiegato come nascono i suoi progetti tra escape room, mini game digitali e percorsi nelle biblioteche del territorio

La Materia del giorno - Andrea Ruggeri game designer

Il gioco come esperienza, come occasione di incontro e perfino come strumento per imparare. È questo il filo conduttore dell’intervista ad Andrea Ruggeri, game designer varesino, ospite della rubrica “La Materia del Giorno”, lo spazio della web tv di Materia dedicato ad approfondimenti e storie del territorio

Ruggeri, originario di Piacenza ma a Varese da diversi anni, ha raccontato il suo percorso professionale e il senso profondo di un lavoro ancora poco conosciuto ma sempre più richiesto: progettare giochi capaci di coinvolgere, stupire e lasciare qualcosa.

Dalla pubblicità al game design

«Ho iniziato come graphic designer, poi sono diventato art director in agenzie di comunicazione a Milano ma c’era sempre qualcosa che mi portava verso l’interazione, verso il far giocare le persone – racconta Andrea Ruggeri – Da qui è nata nel tempo la scelta di lasciare un percorso sicuro e formarmi, in parte da autodidatta, nel game design».

Una scommessa che ha dato i suoi frutti. Ruggeri ha lavorato, tra gli altri, con Giochi Preziosi, IBL Banca, Avis e Alfa Varese, realtà molto diverse tra loro ma accomunate dalla richiesta di trasformare un messaggio in un’esperienza.

“Trova Peppa Pig”: quando un’idea diventa virale

Tra i progetti raccontati durante l’intervista c’è “Trova Peppa Pig”, mini game online realizzato per Giochi Preziosi. La richiesta iniziale era semplice: una vetrina web per rilanciare alcuni prodotti. «Non potevo fare solo una vetrina – dice Andrea Ruggeri – L’idea è diventata così una caccia al tesoro digitale: con una lente virtuale i bambini dovevano cercare Peppa Pig all’interno di tre mappe illustrate. Una volta trovata, si poteva scaricare un disegno da colorare. Il risultato sonon stati quasi due milioni di visite in poche settimane natalizie e un forte passaparola tra le famiglie. Ci siamo divertiti tantissimo a farlo e anche a provarlo e forse funziona perché mi diverto io per primo a pensarli».

I libri “vuoti” che nascondono enigmi

Tanti anche i progetti realizzati per le biblioteche, in particolare per il Sistema bibliotecario Valle dei Mulini, una rete di 46 biblioteche del territorio varesino.

«Da un’idea nata per coinvolgere i ragazzi tra gli scaffali, sono nati percorsi ispirati alle escape room: libri apparentemente normali che, una volta aperti, rivelano enigmi da risolvere. Ogni soluzione conduce al codice bibliotecario del volume successivo. Mi piaceva l’idea di aprire qualcosa che sembra un libro e trovarci dentro qualcosa di inaspettato – racconta il  game designer – I temi spaziano dal poliziesco al cinema, fino alla ricerca del “segreto della felicità”. Percorsi modulabili per età e difficoltà, pensati per favorire la cooperazione tra i partecipanti».

Giocare per ricordare

Per Ruggeri il gioco non è solo intrattenimento. È anche uno strumento educativo: «La memoria è molto legata alle emozioni: ricordiamo ciò che ci stupisce e ci coinvolge. Un principio applicato anche nel nuovo progetto “Misteri in biblioteca”, già attivo in diverse biblioteche della provincia. I percorsi, dedicati a personaggi come Darwin, Agatha Christie e Al Capone, simulano un’indagine con tanto di crime board: una lavagna su cui collegare indizi, sospettati e prove. Alla fine dell’esperienza, i ragazzi riescono a ricordare nozioni e dettagli appresi giocando. Un apprendimento che passa dall’emozione».

Analogico o digitale? L’importante è l’esperienza

In un’epoca dominata dagli schermi, Ruggeri non demonizza il digitale ma sceglie con attenzione lo strumento più adatto al contesto. «L’analogico favorisce l’esperienza di gruppo, evita l’isolamento. Allo stesso tempo, anche il digitale può avere valore, se utilizzato con un obiettivo preciso, come nel caso di escape room online dedicate all’educazione informatica».

«Il punto – conclude Andrea Ruggeri – non è il mezzo ma il senso: creare momenti di relazione. Non a caso, tra i suoi giochi preferiti c’è “Nome in Codice”, un classico da tavolo che stimola collaborazione e intuizione. Perché, in fondo, il gioco resta prima di tutto un’occasione per incontrarsi.

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Pubblicato il 20 Febbraio 2026
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