“La burocrazia continua a fermare il cantiere Ex Aermacchi a Varese”
Lo dichiara il consigliere comunale Luca Boldetti, ma anche il patron di Tigros, Paolo Orrigoni, in un dialogo sui social
Il cantiere Ex Aermacchi a Varese, che sembrava procedere spedito, è in realtà ancora impastoiato nei ritardi burocratici: dopo la soprintendenza alle belle arti, è ora Arpa a non dare risposte ai nuovi proprietari della grande area.
A spiegarlo, in un “botta e risposta” sui social che non è passato inosservato, addirittura il patron di Tigros, Paolo Orrigoni, che ha smentito un post di Mauro Gregori, ex consigliere comunale e persona molto attiva sui social. Gregori, attraverso la sua pagina “Varese la vedo così”, ha raccontato che «Qui sorgeranno una piscina olimpica ed un supermercato del gruppo TIGROS. I lavori procedono alacremente…»
Ma proprio sotto quel post non si è fatta attendere la risposta del patron di Tigros, Paolo Orrigoni: «I lavori vanno avanti alacremente? Ma se siamo praticamente fermi!», ha replicato. Orrigoni ha spiegato che l’azienda è in attesa dell’autorizzazione dell’Arpa da cinque mesi e che mancano ancora due permessi di costruire. «Facciamo ancora in tempo a cambiare progetto», ha aggiunto, non senza una punta di amarezza. Il riferimento temporale fornito dall’imprenditore varesino è eloquente: «Questo è il sesto anno – e ripeto anno non mese – che stiamo lavorando su questo cantiere. E intanto la comunale è stata chiusa. Non basta avere pazienza. Qui ci vuole fede».
Una dichiarazione che ha lasciato trasparire una comprensibile frustrazione, raccolta qualche giorno dopo dal consigliere comunale di Forza Italia Luca Boldetti: «Dopo i ritardi del Comune e della Soprintendenza alle Belle Arti, ora ci si mette l’ennesimo Ente pubblico (Arpa, azienda speciale di Regione Lombardia, ndr) a bloccare e ritardare ulteriormente i lavori» ha dichiarato Boldetti in una nota.
Il consigliere ha sottolineato come Orrigoni stia «realizzando con la sua azienda quello che nessun altro Ente pubblico o privato è riuscito a fare per oltre mezzo secolo» aggiungendo che «non è possibile, dopo sei anni dall’inizio dei lavori, essere ancora in balìa della burocrazia che rallenta e blocca il nostro Paese».
L’intervento di Boldetti si allarga poi a considerazioni più generali sul sistema amministrativo italiano. «L’Italia, che si definisce Stato liberale, è in realtà imprigionata nella burocrazia e nella ragnatela dei mille e più permessi da ottenere da Enti di vario genere e dubbia utilità, che fanno passare la voglia di impegnarsi e immaginare un futuro per questo Paese», ha affermato il consigliere, portando come esempio personale la Commissione Urbanistica comunale, che «si ritrova il più delle volte per discutere e votare progetti d’inserimento, ossia principalmente richieste di ristrutturazione totali o parziali di abitazioni di privati cittadini» Boldetti in questo caso si è chiesto quale sia il senso che «un organo politico, privo nei suoi componenti di competenze tecniche, si aggiunga al lavoro di valutazione fatta dagli uffici comunali».
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