Dai fiordi norvegesi a Villa Mylius: vince la lotta per la sostenibilità il salmone che ha scelto la terraferma
La risposta all'inchiesta di Report arriva da un ufficio in via Fiume a Varese: Milarex Italia distribuisce il primo salmone affumicato norvegese allevato in vasca, con una mortalità del 3% contro il 14% degli allevamenti in mare
Cosa c’entra un’elegante villa nel centro di Varese, ricordi degli antichi fasti della città, con la lotta per la sostenibilità ambientale che si sta combattendo nei mari del nord? Più di quanto sembri, visto che in via Fiume, proprio a ridosso del parco di villa Mylius, trova sede la Milarex Italia, casa distributrice di salmoni di alta qualità, nata giusto 10 anni fa e oggi brand leader con il proprio marchio The Icelander.
Il punto di partenza: l’acquacoltura sotto accusa
Da anni il salmone norvegese è al centro di un dibattito sempre più acceso. Le gabbie in mare aperto, protagoniste di recenti inchieste giornalistiche — Report compresa — vengono accusate di tassi di mortalità allarmanti, di parassiti come il pidocchio di mare e di un impatto ambientale difficile da ignorare. Nel 2025 la mortalità nei mari norvegesi ha toccato il 14%, circa 55 milioni di pesci persi. Nonostante le certificazioni, la fiducia dei consumatori vacilla.
La necessità di cambiare
E’ qui che Antonio Pellin —Amministratore Delegato della Milarex Italia e prima ancora patron della Fjord, molto sensibile all’argomento – trova una realtà che ritiene fondamentale portare in Italia, nazione particolarmente attenta all’eccellenza dei prodotti.
Nel 2024, dopo essersi recato a visitare l’impianto di produzione di Indre Harøy, in Norvegia tornò convinto di avere tra le mani un prodotto straordinario. I buyer della grande distribuzione, però, erano scettici: il progetto era pioneristico. difficile da comunicare al consumatore medio, poco adatto agli scaffali.
Nel frattempo però le notizie che nel settore circolavano sottovoce hanno cominciato a emergere prepotentemente: mortalità record negli allevamenti scozzesi, denunce su riviste specializzate, poi sui quotidiani, fino ai video amatoriali su TikTok, tanto da far uscire anche Dying Lochs, documentario del regista italiano Francesco De Augustinis sulla moria dei salmoni e il devastante impatto sull’ecosistema delle Highland scozzesi. Al punto che, questo diluvio di cattive notizie ha trasformato lo scetticismo della GDO in interesse, tanto che il salmone allevato a terra, con una mortalità di circa il 3% contro la media norvegese del 14% e zero impatto ambientale, non era più un prodotto avveniristico, ma al contrario una risposta concreta

Un’evoluzione, non una rivoluzione
L’impianto produttivo che Pellin, con i colleghi della Milarex, aveva visto era quello della Salmon Evolution, azienda norvegese che ha scelto di non rompere con la tradizione ma di traslarla sulla terraferma: l’idea che li muove non è quella di reinventare tutto, ma di portare decenni di know-how in un ambiente controllato, dove le variabili del mare — temperatura, parassiti, alghe e correnti — non esistono più. Qualcuno l’ha già soprannominata la “Tesla dell’acquacoltura”.
Perché il mare non basta più
Il problema dell’allevamento in gabbia non è solo etico, è strutturalmente ambientale. Nelle reti sommerse, gli escrementi e il mangime non consumato cadono direttamente sul fondale, alterando l’ecosistema marino e impoverendo la biodiversità locale. I trattamenti antiparassitari necessari per combattere il pidocchio di mare si disperdono nell’acqua circostante, con effetti documentati su crostacei e altre specie selvatiche. E quando un parassita o un virus si diffonde in una gabbia, la vicinanza con il mare aperto rende quasi impossibile il contenimento: i pesci selvatici che transitano nelle vicinanze diventano vettori involontari.
C’è poi la questione climatica: l’innalzamento delle temperature marine altera le condizioni ottimali per l’allevamento, aumenta lo stress nei pesci e favorisce la proliferazione di agenti patogeni. Un sistema che dipende interamente dall’ambiente naturale è, per definizione, un sistema esposto a variabili sempre meno prevedibili. Portare i salmoni a terra significa invece chiudere il cerchio: controllare la temperatura, eliminare i parassiti alla fonte, recuperare i rifiuti invece di disperderli, e sottrarre l’intero ciclo produttivo alle incognite di un oceano che cambia.

L’isola di Indre Harøy: dove sorge il futuro dei salmoni
Il primo impianto su larga scala: «È stato costruito sull’isola di Indre Harøy, in Norvegia, su un’area di 120.000 metri quadrati che in precedenza era una cava – Spiega Odd Roaldsnes, CCO Chief Commercial Officer di Salmon Evolution – L’obiettivo è produrre 36.000 tonnellate di salmone all’anno, una cifra che equivale quasi all’intero consumo annuale norvegese». L’acqua arriva dai fiordi su due “pipeline”: «Una a ben 95 metri di profondità, con acque particolarmente pure, e una a 25 metri di profondità, con acque più calde e irraggiate dal sole – continua Roaldsnes, – Le stesse vengono miscelate per mantenere una temperatura tra i 10 e i 14 gradi — quella ideale per il benessere del pesce — e passa attraverso un sistema di filtrazione e lampade UV prima di entrare nelle vasche, evitando il passaggio di patogeni e parassiti». Inoltre, i salmoni, che nelle vasche entrano come avanotti di pochi etti e arrivano a pesare diversi chili, vengono man mano che crescono spostati in altre vasche, perchè possano nuotare senza doversi “stringere”.
Meno sprechi, più controllo
A terra, tutto ciò che in mare finiva sul fondale — escrementi, mangime in eccesso — viene invece filtrato e recuperato. Le vasche sono monitorate con telecamere e intelligenza artificiale che regolano l’alimentazione in tempo reale. Un dettaglio non secondario: circa il 70% dell’impronta di carbonio del salmone dipende dal mangime, spesso soia dal Brasile e mais dall’America: ridurre gli sprechi significa ridurre quell’impronta. Il governo norvegese ha recepito la differenza per l’ambiente e ha suddiviso le sue coste in “rosse”, “gialle” e “verdi”: in quelle rosse, dove lo sfruttamento ambientale viene considerato troppo intenso, gli allevatori sono costretti a ridurre la produzione, mentre gli impianti a terra sono classificati “verdi” e godono di incentivi e tassazioni agevolate.
Il salmone allevato in Norvegia dalla Salmon Evolution viene lavorato in Polonia dalla Milarex e poi distribuito, anche nel nostro paese. Con grandi risultati: il prodotto ha ottenuto due riconoscimenti importanti, “Prodotto dell’Anno 2026”, e “Miglior Prodotto Food”, della rivista Food.
Un mare più pulito, anche grazie all’ufficio che guarda al verde di Varese
I salmoni prodotti dalla Salmon Evolution sono stati commercializzati prima nel paese di origine, poi in Svezia, dove per primi hanno scoperto questa realtà al di fuori della Norvegia: l’Italia è il primo paese europeo – e mondiale – al di sotto delle regioni del nord dove si “esporta” questa sensibilità ambientale.
E a pensarci bene, il fatto che il trait d’union sia un quieto ufficio nel cuore di Varese, circondato dal verde di villa Mylius, ha una sua silenziosa coerenza: certe rivoluzioni, anche quelle che cambiano i fondali dell’oceano, partono da posti insospettabili, ma abituati alla bellezza.
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