I lavoratori della Provincia di Varese in assemblea e presidio: «Segnale politico chiaro all’amministrazione»

Sono stati 120 i dipendenti che hanno preso parte all'assemblea a cui è seguito in presidio. Il prossimo 16 marzo i rappresentanti dei lavoratori sono stati convocati dall'ente

presidio fuori da villa recalcati

Circa 120 dipendenti riuniti in assemblea e una ottantina scesi in presidio fuori da Villa Recalcati. I lavoratori e le lavoratrici della Provincia di Varese hanno dato stamattina, lunedì 9 marzo, un segnale netto all’amministrazione, mobilitandosi compatti sotto le bandiere di FP CGIL, FP CISL dei Laghi, UIL FPL e AL COBAS.

A spiegare le ragioni della protesta è Davide Farano, segretario provinciale FP CGIL: «Quello di oggi è un segnale politico che si voleva dare all’amministrazione. Abbiamo ricevuto venerdì una convocazione per il 16 marzo e ci aspettiamo che, quando ci siederemo al tavolo con i dirigenti della Provincia, qualcuno si prenda delle responsabilità rispetto alla mancanza di adempimenti che qualsiasi comune ritiene elementare e che evidentemente sono stati così complicati in questo posto».

Una convocazione arrivata, peraltro, con tempistiche che le organizzazioni sindacali definiscono «squalificanti»: «Trovare la convocazione per parlare del 2025 dopo la nostra conferenza stampa, e non prima, e praticamente alla vigilia dell’assemblea, è una modalità che i lavoratori hanno ben compreso e che non vogliono più accettare».

Le vertenze sul tavolo

Al centro della mobilitazione c’è innanzitutto la mancata sottoscrizione del contratto integrativo 2025, che ha trascinato con sé conseguenze concrete. «Abbiamo perso 90.000 euro di progressioni orizzontali — spiega Farano —, che non sono altro che riconoscimenti economici che valorizzano l’anzianità e l’appartenenza all’ente. Sono andati persi perché non si è riusciti a firmare entro il 31 dicembre». A questo si aggiunge l’incertezza sull’applicabilità del sistema di welfare costruito con fatica nei mesi precedenti.

Ma la partita più urgente, secondo i sindacati, riguarda le progressioni verticali: «La pubblica amministrazione è spogliata di professionalità. Ci sono persone qui dentro che potrebbero ambire a uno scatto verticale, a una ulteriore qualificazione del proprio lavoro. Quest’anno è però l’ultimo in cui si può accedere a questo istituto. Ci aspettiamo che nel prossimo PIAO sia scritto chiaramente che tutto il budget disponibile verrà speso per valorizzare il personale». Un tema tutt’altro che secondario in un ente che, come sottolinea Farano, «registra un segno negativo nel turnover da anni, e sta svuotando completamente il palazzo».

Il caso dell’Agenzia Formativa

Altra questione aperta è il passaggio di 25 lavoratori all’Agenzia Formativa provinciale, avvenuto il 2 marzo scorso. «È una partita che abbiamo definito quantomeno ambigua, sia nel merito, perché abbiamo più di qualche perplessità su cosa è stato attuato e come, sia nel metodo. Inizialmente il 31 dicembre sembrava una data perentoria, e invece questi lavoratori sono stati tenuti appesi all’amo per altri due mesi prima del trasferimento effettivo».

Su entrambe le vertenze — quella della Provincia e quella dell’Agenzia Formativa — le organizzazioni sindacali hanno già dato mandato per procedere a tutela dei lavoratori e dell’onorabilità delle sigle sindacali e delle RSU.

Prossimi passi

L’assemblea è stata aggiornata a dopo il 16 marzo, data dell’incontro con i dirigenti. «Avremo necessità di convocare una nuova assemblea per aggiornare tutti i lavoratori e le lavoratrici sui prossimi passi», conclude Farano. Il messaggio di oggi, però, è già stato consegnato: i dipendenti della Provincia di Varese non intendono più accettare questo sistema.

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Pubblicato il 09 Marzo 2026
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