Invecchiare bene, non solo invecchiare: la sfida della fragilità e il nodo dei caregiver

Vivere a lungo non significa necessariamente vivere in salute. È questo il paradosso emerso dal panel dedicato all'invecchiamento attivo nell'ultima giornata degli Stati generali della salute

Generico 16 Mar 2026

L’Italia è uno dei Paesi più “vecchi” al mondo, ma vivere a lungo non significa necessariamente vivere in salute. È questo il paradosso emerso dal panel dedicato all’invecchiamento attivo, che ha messo a confronto la visione clinica della geriatria con quella organizzativa delle cure palliative. Il messaggio è chiaro: l’obiettivo non è solo aggiungere anni alla vita, ma “aggiungere vita agli anni”.

Generico 16 Mar 2026

Il monito di Andrea Maria Maresca: «Invecchiamo, ma invecchiamo male»

Andrea Maria Maresca, Primario di Geriatria e Direttore del Dipartimento di Area Medica dell’ASST Lariana, ha tracciato un quadro netto della situazione attuale. Nonostante un’aspettativa di vita alta ($85$ anni per le donne, $81$ per gli uomini), il tempo guadagnato è spesso segnato dalla malattia. «La fragilità è raddoppiata: oggi un anziano su tre è fragile», ha spiegato Maresca. «Serve un approccio bio-psico-sociale. L’isolamento sociale, ad esempio, conta moltissimo nella prognosi: sapere con chi vive l’anziano è fondamentale quanto la diagnosi medica».

Secondo Maresca, la fragilità non è una condanna ma un parametro “correggibile”. Per farlo, però, serve una rete territoriale forte e, soprattutto, una nuova cultura geriatrica che non resti confinata ai medici, ma diventi patrimonio comune della società.

Antonio Sebastiano: «Il sistema basato sui caregiver familiari è al collasso»

Se Maresca si è concentrato sulla prevenzione, Antonio Sebastiano, Direttore dell’Osservatorio Cure Palliative della LIUC Business School, ha posto l’accento sul momento in cui l’autosufficienza viene meno. Il dato è allarmante: in Italia, metà del peso dell’assistenza ai non autosufficienti ricade sui caregiver familiari (prevalentemente donne). «Questo modello non sarà più sostenibile a breve – ha avvertito Sebastiano – perché la disponibilità di familiari in grado di assistere è in drastica diminuzione». Sebastiano ha poi toccato il tema delle cure palliative.

Generico 16 Mar 2026

La ricerca e l’Università dell’Insubria: i marcatori della longevità

Il futuro passa dall’innovazione scientifica. La ricerca sta lavorando per identificare dei marcatori biologici capaci di prevedere se un individuo diventerà “fragile” anni prima che accada. L’obiettivo è intervenire tempestivamente con strategie non farmacologiche come l’alimentazione per combattere la “mala alimentazione” attraverso l’integrazione mirata. Socialità e Sport che sono pilastri per il benessere dei neurotrasmettitori e delle capacità cognitive. La prevenzione per ritardare il più possibile il momento in cui una persona diventa “paziente”.

In questo campo, l’Università dell’Insubria è in prima linea, in particolare con l’attività del Centro di ricerca sull’invecchiamento di successo con sede a Busto Arsizio, un’eccellenza locale che studia come trasformare il processo biologico della vecchiaia in una fase della vita ancora piena e attiva.

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Pubblicato il 21 Marzo 2026
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