“La statistica è democrazia”
Matteo Mazziotta direttore centrale Sistan e Territorio dell’Istat a Varese per il seminario “La statistica ufficiale a supporto della policy locale”. Dati granulari e qualità dell’informazione per decisioni pubbliche più consapevoli
«La statistica è democrazia». È questa la convinzione che Matteo Mazziotta, direttore centrale Sistan e Territorio dell’Istat, porterà al seminario in programma giovedì 5 marzo alla Sala Convegni della Provincia di Varese, dedicato al tema “La statistica ufficiale a supporto della policy locale” .
Mazziotta è un matematico di rango. A lui si deve l’indice di Mazziotta-Pareto, una funzione matematica che, come racconta, «ho scoperto quando ero giovane e che funziona», tanto da portare il suo nome. Oggi è tra le più utilizzate al mondo per misurare fenomeni complessi come qualità della vita, povertà e disuguaglianza. La adottano: le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
CONOSCERE PER DECIDERE
Il cuore del suo intervento nel seminario è chiaro: fornire agli amministratori strumenti concreti per decidere meglio. «L’Istituto Nazionale di Statistica ormai da diversi anni si è posto l’obiettivo di fornire dati granulari e tempestivi sfruttando la grande risorsa che proviene dai censimenti permanenti e dai registri statistici».
Una “vera rivoluzione” rispetto ai censimenti tradizionali decennali e alle indagini campionarie nazionali, che non potevano scendere a livelli di dettaglio così spinti.
Oggi, grazie all’integrazione tra indagini campionarie e registri statistici basati su fonti amministrative (Ministeri, Inps e altre banche dati pubbliche) l’Istat è in grado di offrire indicatori a livello comunale e addirittura subcomunale. «Possiamo avere dati per sezione di censimento», spiega Mazziotta, pur nel rispetto dei vincoli della privacy. Non solo dati elementari, ma anche analisi e indici sintetici. Dall’indice di fragilità comunale a quello di disagio socioeconomico fino al prossimo indice di povertà educativa.
SERVIRE I CITTADINI
Gli indici danno una tendenza nel tempo. Mettono insieme molte informazioni e restituiscono un quadro leggibile anche per chi deve assumere decisioni rapide. Non è dunque un caso che il titolo del seminario richiami esplicitamente il supporto alle politiche locali. «L’obiettivo principale dell’Istituto Nazionale di Statistica è servire i cittadini» spiega Mazziotta. Per farlo, occorre mettere a disposizione di amministratori e decisori pubblici strumenti che consentano di «comprendere qual è la realtà complessa del territorio» e di intervenire per «aumentare la qualità della vita, il benessere dei cittadini».
UNA BANCA DATI A MISURA DI COMUNE
Un passaggio cruciale riguarda il Documento unico di programmazione (Dup). Non tutti i Comuni, soprattutto i più piccoli, dispongono di professionalità statistiche interne. «Non sempre c’è la professionalità», osserva Mazziotta. Per questo l’Istat ha messo a disposizione la banca dati “a misura di comune”, che consente anche ai centri di dimensioni ridotte di utilizzare indicatori già strutturati per l’analisi di contesto richiesta dal Dup. «È molto pericoloso prendere decisioni e pianificare interventi sul territorio senza avere una base di dati», avverte Mazziotta.
In un’epoca di “diluvio di dati”, il dato ufficiale, validato dal Sistema statistico nazionale, resta «il faro» per orientare le scelte.
IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE
Tra i temi che saranno affrontati a Varese c’è anche il Benessere equo e sostenibile (Bes). «Andare oltre il Pil è una necessità», afferma il direttore centrale Sistan, ricordando come l’Istat sia stato precursore nella misurazione del benessere.
Il Bes, declinato anche a livello territoriale, rappresenta un modello che molti istituti statistici nel mondo hanno poi seguito.
Ma la riflessione va oltre gli strumenti tecnici. «Senza conoscenza delle nostre realtà complesse non possiamo prendere decisioni consapevoli». In un contesto internazionale in cui, ricorda, «esistono paesi nei quali vengono oscurate delle statistiche», la trasparenza del dato ufficiale diventa presidio istituzionale.
LA SFIDA DELL’ISTAT PE R IL FUTURO
Il compito dell’Istat per i prossimi decenni? «Aumentare la granularità, la tempestività e la qualità del dato». Perché le democrazie «devono necessariamente vivere con i nostri dati e con la consapevolezza che i cittadini hanno di vivere sul territorio».
Servire i cittadini, come recita lo statuto dell’Istat significa restituire strumenti utili a chi amministra e a chi è amministrato.
«Se li ho serviti mi sono guadagnato lo stipendio a fine mese», conclude Mazziotta.
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