I cristiani ortodossi in festa per la Pasqua
Per russi, rumeni, moldavi, ma anche egiziani è la notte più importante dell’anno. Celebrata nelle chiese ortodosse, ad esempio a Varese e Saronno, e con riti antichi
Arriva la notte di Pasqua, per i credenti ortodossi, anche a Varese.
Per i cristiani la Pasqua è – dal punto di vista teologico – la festività più importante dell’anno; se in Occidente il Natale si è guadagnato una maggiore centralità anche come festività commerciale e laica, nei paesi dell’est Europa a maggioranza ortodossa la Pasqua mantiene forte la sua centralità.
Notte di preghiere e di festa, quindi, alla chiesa parrocchiale russa Alexander Nevskij di Casbeno, con la comunità guidata da padre Vladimir Khomenko, principale luogo di culto delle chiese ortodosse a Varese, riconoscibile per il suo campaniletto in facciata, installato nel 2019 sulla vecchia chiesetta cattolica del Settecento. Alla chiesa di via Milazzo partecipano non solo russi, ma anche bulgari, serbi, georgiani, ucraini, rumeni, moldavi, fedeli del Patriarcato di Mosca.
Festa anche alla Parohia Sfântul Sfințit Mucenic Ciprian și Sfânta Muceniță Iustina, la chiesa ortodossa rumena al semaforo di viale Europa, dove si è celebrato all’aperto.
Dopo il periodo di digiuno della Quaresima che per gli ortodossi si è aperta domenica 1’ marzo, nella lunga celebrazione della notte di Pasqua risuona l’annuncio “Christos Anesti!”, “Cristo è risorto!”, a cui i fedeli rispondono “Alithos Anesti!“, “È veramente risorto!”.
Un annuncio che accomuna un po’ tutte le chiese ortodosse, quelle che continuano a seguire il calendario giuliano (quindi celebrano la Pasqua 2026 il 12 aprile: greci, serbi, russi) e quelle che invece si sono allineate al calendario gregoriano (come ucraini e rumeni, che hanno celebrato la Pasqua domenica 5, con chiese a Gallarate, Varese, Verbania).

Particolare della Pasqua ortodossa è anche la tradizione delle uova dipinte (i colori vengono venduti spesso nelle chiese) e la “battaglia con le uova”, in cui due persone si sfidano a chi riesce a rompere l’uovo sodo altrui. Un gesto dal simbolismo profondo, perché l’uovo rappresenta la tomba di Cristo e la rottura simboleggia dunque la risurrezione dal sepolcro; è una tradizione che per esempio nei Balcani è anche dei cattolici.

Le tradizioni collegano le chiese alle dimensione famigliare: «Arriveranno le persone per benedire i cestini, con dentro carne, rafano, pane, le uova. Una volta a casa la famiglia si riunisce per dire “Cristo è risorto, veramente è risorto”» ci raccontava ancora padre Khomenko. Tipico della Pasqua è poi il kulìč, il dolce simile nelle forme al panettone.

In provincia di Varese e Alto Milanese festeggiano infine nella notte del 12 aprile anche gli ortodossi d’Africa, i copti, tra i popoli di più antica evangelizzazione: le chiese copte sono a Saronno, Pero e Paderno Dugnano, frequentate soprattutto dagli egiziani. Dietro a tanti pizzaioli e operai, c’è la tradizione del cristianesimo più antico.
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