Intelligenza artificiale, la sfida è restare umani
A Materia spazio libero di Castronno il confronto tra Andrea Boscaro e don Matteo Resteghini sulle domande poste dall’intelligenza artificiale: lavoro, potere, responsabilità, verità e bene comune
«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». È con le parole dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV che si può riassumere il cuore dell’incontro che giovedì 10 settembre, a Materia spazio libero di Castronno, ha messo a confronto Andrea Boscaro, esperto di digital marketing e fondatore di Vortex, e don Matteo Resteghini, vicario parrocchiale della Parrocchia San Giovanni Battista di Busto Arsizio dove si occupa anche della pastorale giovanile.
Non una serata di “trucchi” sui prompt, ma un confronto sulle domande che l’intelligenza artificiale pone all’essere umano, evitare la polarizzazione tra entusiasti e catastrofisti e interrogarsi su un cambiamento che investe il logos, la parola, e quindi ciò che percepiamo come profondamente umano.
LE PAROLE SONO IMPORTANTI
Boscaro è partito dalle parole. «La definizione “Intelligenza artificiale” raccoglie tecnologie differenti: machine learning, computer vision, modelli linguistici. Questi ultimi, alla base dei chatbot, non producono necessariamente la risposta vera, ma quella statisticamente più probabile».
La tecnologia può essere un aiuto potente – Boscaro ha citato il sistema usato al Niguarda per osservare i movimenti anomali dei bambini prematuri – ma richiede competenza e giudizio. Il tema della “spiegabilità” ha attraversato il confronto.
Non basta infatti ottenere una risposta, ma occorre interrogarsi sul metodo. I chatbot possono diventare “sparring partner” con cui ragionare, senza delegare loro le competenze. Il rischio è l’“ironia dell’automazione” perché affidando attività alle macchine, l’uomo può perdere le capacità necessarie a controllarne il lavoro e ad assumersene la responsabilità. È qui che la questione tecnica diventa politica ed etica.
LA CONCENTRAZIONE DEL POTERE
Pochi operatori concentrano tecnologie, dati e potere. Chi decide i valori da inserire negli algoritmi? Non conta soltanto come una formula è costruita, ma chi la controlla. Don Matteo Resteghini ha insistito sulla consapevolezza. La tecnologia non è neutrale: vi circolano dati, interessi e scelte. «L’enciclica non accusa l’intelligenza artificiale e non invita a rifiutarla – ha osservato Resteghini – chiede per quale fine la usiamo. Il punto centrale resta l’umanità, con solidarietà, sussidiarietà, diritti e soprattutto bene comune. L’IA deve restare uno strumento, non diventare il fine».
LAVORO E DIGNITÀ
Il lavoro è stato un terreno concreto del dialogo. Leone XIV mette in guardia da un progresso materiale accompagnato da una regressione antropologica. Il lavoro non garantisce soltanto reddito, ma responsabilità, impegni, stimoli, prospettiva. Resteghini ha ricordato il rischio di una società divisa tra lavoratori capaci di stare al ritmo delle macchine e lavoratori lasciati indietro.
«Oggi l’impatto sembra riguardare in particolare i più giovani – ha sottolineato Boscaro – perché molte attività iniziali, quelle attraverso cui si costruiscono esperienza e competenza, possono essere affidate all’IA».
QUALE VERITÀ
Altro nodo è la verità. Le fake news non nascono con l’intelligenza artificiale, ma questi strumenti possono amplificarle. Per Resteghini non bastano le norme «servono educazione e capacità di verificare fonti e contenuti».
Dagli interventi del pubblico sono emersi i temi legati alla scuola, al pensiero critico, alla preparazione professionale e al rischio di scambiare una simulazione di empatia per una relazione umana.
L’antropomorfizzazione dei chatbot ha aperto l’ultima parte della serata. Parlarci come a persone può far dimenticare che, dove l’essere umano vede significati e sentimenti, la macchina elabora numeri e probabilità. Il rischio cresce con gli “AI companion”, progettati per imitare vicinanza e attenzione.
CHI SCEGLIE
Tra lavoro, verità e responsabilità, il confronto non ha consegnato una sentenza sull’intelligenza artificiale. Ha indicato piuttosto un criterio: la tecnologia aumenta le capacità umane, ma non può sostituire il compito di scegliere. È la domanda che resta dalla serata di Materia, non soltanto che cosa sapranno fare le macchine, ma che cosa vogliamo continuare a fare noi, e quali valori vogliamo custodire mentre impariamo a usarle.
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