Frane e fuoco, “sono in trincea, ma è quel che volevo”
Primo mese travagliato per il sindaco Graziella Giacon, chiamata a gestire criticità al su esordio. “Adesso pensiamo ai progetti per il futuro: lago e provinciale”
Dal suo ufficio in cima a Villa Frua si vede il lago che in questi giorni si è ingrossato non poco. Uscirà?
«Ci manca solo questa…», dice Graziella Giacon, da un mese sindaco di Laveno Mombello, alzando gli occhi al cielo e con un sorriso che subito le si spegne.
Sindaco, una settimana fa la frana sulla galleria del Sasso Galletto, pochi giorni fa l’incendio di Mombello con quale stato d’animo ha affrontato gli eventi?
«Devo correggerla, perché le crisi di questo mese sono state tre. C’è stato anche l’inquinamento da olio nel Verbano, che si è verificato ancora prima. Lo stato d’animo? Beh quello di quando ti senti catapultato in situazioni di emergenza, inaspettate. Tuttavia devo dire che ho trovato sostegno e grande sicurezza nell’operato dei tecnici comunali e nella professionalità della protezione civile».
In merito agli ultimi fatti – frana e incendio – ci sono novità?
«Sulla frana per il momento è tutto sotto controllo: la zona è stata transennata su ordine del collega di Castelveccana, che ha la competenza per territorio. La strada è percorribile senza problemi, la ferrovia in funzione. Certo che quel pomeriggio…gli agenti della squadra nautica sono stati davvero in gamba ad aver visto e dato l’allarme. Sull’incendio abbiamo agito subito coi servizi sociali per trovare una soluzione. Anzi, più soluzioni a dire il vero, che sono al vaglio dei diretti interessati. La ricostruzione di una casa richiede tempo e a breve la famiglia avrà un alloggio. Certo, queste esperienze mi sono servite».
Lei è nella Lega, un partito molto radicato sul territorio: c’è un modello che le hanno proposto per fare il sindaco? Una figura guida? Oppure sta seguendo la strada dell’autodidatta?
«Ho avuto altre esperienze nell’amministrazione pubblica, prima come assessore il Provincia, poi a capo dell’Agenzia formativa, quindi in campi specifici. Nel caso del sindaco si è chiamati a responsabilità che spaziano su d un ventaglio enorme di competenze. In questo mi aiuta il mio essere sindaco a tempo pieno. Quindi sto imparando da autodidatta!».
Ma come sono cambiate le sue giornate da sindaco?
«Ho sempre fatto politica a tempo pieno, quindi non sono cambiate di molto, certo qui esiste un contatto diretto con la cittadinanza».
Cosa dicono i suoi concittadini quando la incontrano per strada?
«Mi fermano, mi chiedono, alcuni si complimentano, altri criticano – sorride – ma nel complesso vivo benissimo questa condizione: era quello che cercavo, è ciò che voglio: ascoltare la mia comunità».
Torniamo ai problemi di questi giorni. Laveno convive col lago, attrazione, ma anche fonte di guai quando esce. Ha pensato ad affrontare anche questa emergenza?
«Spero che non accada perché davvero ci manca solo questo per aprire il secondo mese del mio mandato! Scongiuri a parte, siamo pronti anche a questa evenienza».
Esiste la possibilità di realizzare un coordinamento più forte tra i sindaci del lago per fronteggiare questo problema?
«Ricordo che il coordinamento della protezione civile spetta alla Provincia e alla Prefettura. Naturalmente in un comune è il sindaco a capo della protezione civile e noto che vi è una stretta collaborazione fra i gruppi, una strada che voglio proseguire».
Ma quindi che bilancio trae da questo primo mese?
«Mi sono sentita un po’ in trincea…diciamo che mi sono data da fare», dice sorridendo.
Infine, che idea si è fatta dei prossimi 4 anni e 11 mesi del suo mandato?
«Ci sarà tanto da lavorare sull’ordinaria amministrazione, sulle manutenzioni. Ma soprattutto voltare pagina: mettere il lago al centro della politica del comune anche per sfruttarlo meglio e produrre lavoro. Rilanciare l’idea di una facoltà universitaria a Laveno e promuovere l’istituto tecnologico ambientale. Ma il mio pallino è quello di rompere l’isolamento della città: la sp1 dovrà arrivare a Laveno Mombello».
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