Cause di lavoro: arbitrato al posto del giudice
Nino Baseotto è intervenuto al congresso provinciale della Cgil: «In questo paese non c’è più il senso del diritto». I l 96 % dei delegati ha votato la mozione Epifani. Riconfermato Franco Stasi alla segreteria provinciale
«Non c’è più un comune senso del diritto che tiene insieme il paese. C’è una deriva pericolosa, c’è un attacco ai valori fondanti della Costituzione, c’è un palese non riconoscimento tra i vari poteri dello stato. C’è una palese teorizzazione che le leggi possono non essere rispettate».
Le parole di Nino Baseotto, segretario regionale della Cgil, risuonano forti all’interno della Sala Napoleonica delle Ville Ponti. Le regole a cui si riferisce sono quelle che riguardano gli assetti dei poteri dello Stato, ma soprattutto quelle inserite nella «riforma annunciata dal ministro Sacconi riguardante l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Regole che prevedono l’inserimento della clausola compromissoria (arbitrato) nelle cause di lavoro. Per i vertici della Cgil il meccanismo sarebbe ricattatorio nei confronti del lavoratore, che potrebbe trovarsi nella condizione, al momento dell’assunzione, di firmare questa clausola con il datore di lavoro rinunciando così, per evitare conflitti, alla giurisdizione ordinaria e al giudice naturale.
Baseotto ha sottolineato il rischio che alcune decisioni del governo, in una fase in cui la crisi non è ancora finita, possano minare ulteriormente le tutele dei lavoratori. «Dopo le elezioni regionali, probabilmente ci sarà una linea di riforma da parte del ministro Sacconi che rischia di abbassare e non di allargare le attuali tutele previste dagli ammortizzatori sociali. Contro la crisi in Italia non si è fatto nulla in nome di un’idea folle: mentre si afferma che sono state le mancate regole della finanza a creare la crisi, si pensa che quello stesso sistema senza regole possa tirarcene fuori».
Il segretario regionale ha ribadito «La confederalità come base fondante della Cgil» e definito un errore «andare al congresso nazionale con due mozioni. Lo schieramento alternativo alla dirigenza attuale della
Cgil ha sbagliato perché si fondava sulla divisione delle categorie. Bisogna evitare qualsiasi deriva non confederale e non ci puo’ essere una santa alleanza delle categorie dove i forti prevalgono sui deboli. Insomma, un iscritto allo Spi vale quanto un iscritto alla Fiom».
La mozione Epifani è passata con 282 voti a favore sui 315 delegati presenti nella Sala Napoleonica. I voti contrari sono stati 21, gli astenuti 9 e le schede bianche 3.
Un plebiscito per il segretario provinciale Franco Stasi che è stato riconfermato con 84 voti, su un totale di 86.
Infine, rivolgendosi a Gianmarco Martignoni, che non potrà essere rieletto nella segreteria perché ha esaurito il limite dei due mandati previsti dallo statuto, il segretario regionale Baseotto ha detto: «È impegno mio e della struttura fare nei prossimi giorni a Gianmarco una proposta adeguata alla sua storia alla sua capacità, perché una persona come lui è una risorsa preziosa per tutta la Cgil».
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