Inizia la cura australiana per il lago

L'azienda Phoslock curerà la messa in atto a Gavirate dell'omonimo brevetto. A un professore tedesco la direzione delle operazioni

Lago di Varese, ultima spiaggia. Tra pochi giorni inizierà la fase decisiva della nuova sperimentazione per bloccare il degrado delle acque e dei fondali. Durerà un anno, e sarà affidata a una società australiana, la Phoslock, che ha brevettato l’omonimo sistema: un sorta di tappeto di argilla che, scendendo sul fondo, imprigiona le molecole di fosforo evitando l’eccessiva proliferazione di flora acquatica, che in ultima analisi danneggia la vita nel lago (l’eutrofizzazione).
La sperimentazione sarà guidata dal professor Karl Ernst Nowak, specialista dell’istituto di Limnologia di Ottenmberg, che è uno dei maggiori esperti mondiali di questo sistema. La provincia ha previsto una spesa di 75mila euro, per gli esperti e la strumentazione. Si tratta di una piattaforma che sarà posta al largo di Gavirate, con due colonne di 15 metri per il rilascio della sostanza fino al fondale. Il sistema è stato sperimentato in Germania in 4 laghi e in 2 laghi in Olanda. In tutti i casi, ha dato come risultato una forte riduzione del rilascio di fosforo, in temi brevi, circa 4 mesi. L’Università dell’Insubria ha effettuato un anno di esperimenti in laboratorio con risultati incoraggianti. Ma il nodo sta nell’adattamento della cura al nostro lago, che per la sua conformazione già soffre di eutrofizzazione dovuta alla scarsa presenza di ricambio di acqua. Il periodo scelto è quello primaverile, poiché in inverno le acque si mescolano, mentre nella bella stagione acqua calda e fredda ramangono ferme e hanno più bisogno di interventi. Le possibilità di successe sono tutte da valutare. Nel decennio scorso gli ossigenatori non ebbero i risultati che la Provincia si attendevano, per diversi motivi, ma anche perché non si riusciva a ottenere un forte ricambio nel fondo del centro del lago, posto a circa 23 metri. Il lago di Varese porta i segni di 50 anni di inquinamento spinto, anche se dagli anni Novanta la colluttazione delle fognature è stata praticamente completata e per gli enti locali è responsabile solo al 10% dell’inquinamento.
L’obiettivo di questo esperimento, tuttavia, va rilevato, è quello di riportare l’ambiente naturale del lago alle sue origini, salvando la biodiversità, le specie, e i ritmi naturali dello specchio d’acqua. La balneabilità è tutt’altra cosa, che dipende da parametri diversi e che non necessariamente è sintomo di buona salute del lago. Il quale, sottolineano gli esperti, deve proprio al suo inquinamento, il mantenimento di una certa conservazione del suo ambiente naturale. Il progetto è stato presentato questa mattina durante la riunione dell’Osservatorio del Lago di Varese

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Pubblicato il 19 Febbraio 2009
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