“E se Dio fosse un clarinettista?”
L'autore Cesare Camardo e il critico musicale Davide Ielmini hanno commentato il documentario "Dentro i colori del jazz" proiettato a Materia spazio libero
Fin da piccolo, il jazzista Gianluigi Trovesi desiderava suonare il clarinetto. Era convinto che fosse lo strumento della creazione divina. Non abbiamo le prove che Dio, durante la creazione del mondo, suonasse il clarinetto corto, ma siamo certi che Trovesi, da molti appassionati di jazz (e non solo), è considerato un dio di quello strumento.
Il documentario “Dentro i colori del jazz” di Cesare Camardo, proiettato a “Materia spazio libero” di Castronno, è stato commentato dallo stesso autore e dal critico musicale Davide Ielmini. «È interessante notare – ha detto Ielmini – che in questo video i jazzisti intervistati, parlando di Trovesi, raccontano un jazz che non è jazz, perché in lui c’era la volontà di comprendere tutta la musica che lo circondava».
Musicista straordinario, capace di rielaborare sul pentagramma le sue radici popolari – dalla musica della banda ai primi dischi di Paul Anka, ascoltati nel cortile di casa – Trovesi ha attraversato mondi molto diversi tra loro: dalla scuola di disegnatore tecnico al conservatorio, fino all’orchestra della RAI. Trovare una collocazione negli anni Settanta del secolo scorso era importante, in pochi pensavano che la musica potesse essere un lavoro con cui campare.
Trovesi, invece, ha fatto della musica la sua vita, abbracciando il nuovo e reinterpretando la tradizione, dopo aver ascoltato a lungo Armstrong, Coleman, Parker e Baker, la cui tromba inconfondibile colloca nell’eternità la colonna sonora del film “I soliti ignoti“.
«Ascoltando Trovesi ho capito che non è importante cosa suoni, ma come lo suoni», afferma un giovane Stefano Bollani. «Trovesi viene dalla mia stessa tradizione: la banda di paese. È un musicista a tutto tondo», racconta Paolo Fresu. «È un artista con una grande voglia di sperimentare», sottolinea Giorgio Gaslini.
Quello di Camardo, che oggi insegna all’accademia delle belle arti di Verona, è molto di più di un semplice memoir dedicato a un grande musicista. È un vero e proprio viaggio nella musica e Trovesi è il punto di partenza per riflettere sulla storia del jazz in Italia.
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