L’Onu ha deciso: nessuno tocchi Caino
Approvata con una buona maggioranza la moratoria contro la pena di morte, promossa dal nostro paese
Un evento storico, che porta quasi la firma del made in Italy. Ieri sera, martedì 18, l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato la proposta di moratoria sulla pena di morte, con un ottimo margine di 104 stati a favore, 54 contro e 29 astenuti.
Si tratta di un risultato che porta la nostra impronta, perché la moratoria è stata promossa principalmente dal nostro paese, con il contributo di Francia, UE e dei co-autori Messico e Brasile.
Questo non è il primo tentativo di condannare la pena capitale. L’ultimo fallimento risale al 1999, con un precedente del ’94. Il nostro paese, che in fondo è stato anche quello di Cesare Beccaria, è sempre rimasto in prima fila per questa condanna.
Gli Stati Uniti non hanno votato la moratoria, per un motivo semplice: nel sistema federale di questo paese spetta ad ogni stato la scelta delle modalità di condanna, non al governo centrale. Sarà lo stesso segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il responsabile delle verifiche, quindi sarà possibile assicurarsi che la moratoria venga effettivamente applicata.
Ma cosa stabilisce questa risoluzione? Questo testo stabilisce a chiare lettere la preoccupazione dell’Onu nei confronti della pratica della pena di morte. Gli stati che desiderano ancora praticarla dovranno stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell’abolizione totale. Inoltre ora che gli stati che hanno già eliminato la pena capitale non possano fare marcia indietro.
Il documento, quindi, non è ancora vincolante, ma gli anni necessari all’approvazione ne fanno intuire la grande portata morale, segno di una voglia di svolta e primo punto di partenza scritto per la lotta. I governi che, ad esempio, temono un calo di popolarità dopo l’eliminazione della pena, potranno difendersi con questo testo dal giudizio del votante. Inoltre d’ora in poi l’Onu sarà obbligata a discutere questo tema, prima evitato, ogni anno, e quindi sarà imposto ad ogni stato un rapporto dettagliato sull’uso della pena di morte, fino ad ora evitato ed affidato alle interpretazioni di associazioni non governative come Amnesty.
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