Teatro nelle scuole, per Giovanni Ardemagni “Un gioco serio che educa alla vita e alle emozioni”
Il teatro come strumento per imparare a stare insieme, superare la timidezza e dare spazio anche ai più fragili: l’esperienza di Giovanni Ardemagni tra le aule e il palco
Dall’incontro fortuito con un corso teatrale a Varese nel 1997 a una carriera trentennale come attore, autore e formatore nelle scuole: Giovanni Ardemagni è oggi un punto di riferimento per il teatro rivolto ai più piccoli. L’abbiamo intervistato per la trasmissione “La materia del giorno”, per scoprire il suo percorso e per parlare il valore educativo del teatro scolastico.
Un inizio casuale, una passione diventata mestiere
«Ho iniziato per caso – racconta Ardemagni – ma dal 2006 ho deciso di fare del teatro un lavoro. Non si diventa ricchi, ma è un mestiere che regala molto». Dopo l’esperienza alla scuola teatrale dei “Quelli di Grock” di Milano, ha scelto di concentrarsi sul teatro per bambini, con spettacoli come “I tre Re Magi erano in quattro” o “Le avventure del Pirata Gin Fizz, e soprattutto con laboratori nelle scuole primarie.
Il laboratorio teatrale come strumento educativo
Il lavoro con i bambini è iniziato nel 2008, grazie all’invito di una scuola dopo una recita natalizia. Da allora Ardemagni lavora ogni anno con numerose classi, portando il teatro nelle scuole con percorsi di incontri, che culminano in un saggio finale. «Il teatro aiuta i bambini a conoscersi, a superare la timidezza, a lavorare in gruppo e ad assumersi responsabilità – spiega – Quando devono imparare una battuta e rispettare il tempo degli altri, capiscono che ognuno è parte di un insieme».
Oltre agli aspetti motori, che Ardemagni nota essere sempre più carenti («i bambini oggi sono meno abituati a muoversi»), il teatro diventa così occasione per sviluppare empatia, concentrazione, gestione delle emozioni e spirito di collaborazione.
Inclusività e attenzione alle fragilità
Anche i bambini con disabilità o difficoltà comportamentali trovano spazio nei suoi laboratori. «Non escludo nessuno, ma cerco modalità su misura per farli partecipare senza pressioni – dice – A volte bastano piccole strategie, come l’amico-confidente che li aiuta, o l’assegnazione di ruoli adatti ai loro tempi». Ardemagni sottolinea anche la naturale generosità dei bambini nel supportare i compagni in difficoltà.
Tra palcoscenico e impegno sociale
Attualmente Ardemagni sta portando in diversi comuni “Viaggio Di-vino”, uno spettacolo umoristico costruito attorno ai nomi dei vini italiani, ma affianca alla comicità anche progetti più impegnati: il 21 e 22 novembre porterà in scena il reading “La Confessione”, tre monologhi maschili sul tema del femminicidio. «È un lavoro che avevo nel cassetto da tempo – racconta – Parlare di violenza maschile come uomo non è facile, ma sentivo il bisogno di farlo».
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