Il 2026 del Maga tra arte viva e maestri del Novecento: il programma delle mostre
Dal 31 gennaio il Premio Nazionale Arti Visive “Arte viva”, poi gli approfondimenti su Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti. Ancora visitabile “Kandinsky e l’Italia”
Performance, partecipazione e grandi nomi dell’arte italiana: il 2026 del Museo Maga di Gallarate si preannuncia come un anno di forte apertura al pubblico, tra nuove pratiche artistiche e importanti mostre dedicate al Novecento.
In apertura di anno, il museo ospita ancora fino al 12 aprile la grande mostra “Kandinsky e l’Italia”, un progetto espositivo di ampio respiro realizzato in collaborazione con i Musei Civici di Venezia che indaga il rapporto tra il maestro dell’astrattismo e il contesto artistico italiano, offrendo al pubblico un’occasione unica di approfondimento su una delle figure più influenti dell’arte del Novecento.

Dal 11 febbraio al 5 ottobre 2026 il museo accoglierà poi la XXVIII Edizione del Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate, dal titolo Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica. La mostra presenta le opere di Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi e Martina Rota, cinque artisti che si esprimono attraverso linguaggi performativi capaci di coinvolgere la parola, il corpo, il suono e la relazione con l’altro.
Si tratta di pratiche che assumono una forte dimensione processuale e relazionale, mettendo in discussione i confini tradizionali dell’opera d’arte e interrogando il ruolo stesso del pubblico, chiamato a diventare parte attiva dell’esperienza artistica. Arte viva si configura così come un’indagine sulle forme dell’arte contemporanea che nascono dall’incontro, dalla partecipazione e dalla trasformazione continua.

Accanto al Premio, il MA*GA proporrà, dal 23 maggio all’11 ottobre 2026, un importante approfondimento dedicato a due figure centrali dell’arte italiana del secondo Novecento: Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti.
La mostra su Paolo Scheggi, uno dei maestri più riconosciuti delle indagini sperimentali degli anni Sessanta, erede dello Spazialismo e tra i fondatori della pittura monocroma e oggettuale, è curata da Emma Zanella, direttrice del MA*GA, e da Ilaria Bignotti, curatrice scientifica dell’Archivio Scheggi. Il progetto celebrerà l’ingresso nelle collezioni permanenti del museo dell’opera Struttura modulare (1967), acquisita grazie alla vincita del bando PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Sul versante concettuale, l’esposizione dedicata a Vincenzo Agnetti, curata da Alessandro Castiglioni, vicedirettore del MA*GA, si concentra sullo specifico interesse dell’artista per la fotografia concettuale e su una pratica che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico. Un’indagine che attraversa la decontestualizzazione e ricontestualizzazione delle immagini, il dialogo con la letteratura e con la tecnologia, e una riflessione sul tempo, sulla memoria e sui media.
Con queste mostre, il MA*GA di Gallarate propone un percorso articolato che unisce sperimentazione contemporanea, grandi maestri del Novecento e riletture critiche del concettuale, offrendo al pubblico un 2026 ricco di occasioni di approfondimento e di partecipazione attiva alla vita dell’arte.
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