Dal credito d’imposta alla maggiorazione. Cosa cambia con l’iperammortamento
Confindustria Varese fa il punto operativo sulla misura. Al centro il ritorno alla deduzione maggiorata sugli investimenti: platea, tempi, cumulabilità e nuovi beni agevolabili nelle indicazioni operative emerse dal confronto tra professionisti, banche e imprese
Il ritorno dell’iperammortamento al centro delle politiche di incentivo agli investimenti impone alle imprese un cambio di approccio. Non più solo utilizzo della misura, ma integrazione con strumenti di pianificazione finanziaria e valutazione del merito creditizio. È questo il messaggio emerso dall’incontro promosso a Gallarate da Confindustria Varese e Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e moderato da Marco Crespi. Nel suo intervento, il consulente Gianluca De Candia ha chiarito l’impianto della misura 2026, che segna il passaggio dal credito d’imposta al meccanismo della maggiorazione fiscale del costo dei beni.
MEGLIO SE L’IMPRESA È IN UTILE
L’agevolazione consente di incrementare il valore deducibile dell’investimento, con un effetto diretto sulla riduzione della base imponibile. Il beneficio è quindi più incisivo per le imprese in utile, mentre perde attrattività in presenza di perdite fiscali, seppur con la possibilità di riporto.
Dal punto di vista operativo, la norma individua come momento rilevante la consegna del bene, o il collaudo nel caso di leasing, indipendentemente da ordini o acconti precedenti. La finestra temporale, dal 2026 al settembre 2028, amplia l’orizzonte decisionale rispetto alle precedenti misure.
ALIQUOTE E CUMULABILITÀ
Le aliquote di maggiorazione restano articolate su tre fasce: 180% fino a 2,5 milioni, 100% fino a 10 milioni e 50% fino a 20 milioni. Tra gli elementi di aggiornamento, De Candia ha evidenziato l’estensione a nuove tecnologie, in particolare infrastrutture digitali e soluzioni di cybersecurity, oltre al rafforzamento del ruolo della perizia tecnica, che diventa obbligatoria.
Centrale anche il principio di cumulabilità con altre agevolazioni, accompagnato però dalla necessità di calcolare il beneficio su valori netti, al netto di contributi e sovvenzioni.
L’IMPORTANZA DELLA CENTRALE RISCHI
Accanto al profilo fiscale, l’incontro ha posto l’accento sulle condizioni di accesso al credito. Massimo Bessega, capo area territoriale Lombardia Nord di ConfidiSystema!, ha definito la centrale rischi «una variabile determinante» nella valutazione bancaria. Si tratta di un documento che sintetizza comportamento finanziario, utilizzo degli affidamenti e puntualità nei pagamenti.
Il suo peso nei sistemi di rating è rilevante e può incidere in modo significativo sull’ammissibilità al credito e alle garanzie pubbliche. Da qui la necessità di monitoraggio costante e gestione attenta di sconfinamenti, insoluti e livelli di utilizzo delle linee di credito.
PIANIFICAZIONE STRUTTURATA
Il quadro si completa con il business plan, che Francesco Pianfetti, specialista advisory e credito agevolato Confidi Systema!, ha ricondotto alla sua funzione primaria, ovvero dimostrare la sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento. Non solo strumento richiesto dal sistema bancario, ma elemento essenziale per tradurre strategie industriali in proiezioni coerenti di ricavi, costi e flussi di cassa. In particolare, la capacità di rimborso del debito resta il parametro centrale nella valutazione del merito creditizio.
L’iperammortamento rappresenta una leva fiscale rilevante, ma il suo impatto dipende dalla capacità dell’impresa di inserirlo in una pianificazione strutturata, supportata da un profilo finanziario solido e da una rappresentazione credibile delle prospettive di sviluppo.
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