«Satanismo? No, suggestioni adolescenziali»
Bestie di Satana, il giorno dell'arringa degli avvocati Giannangeli e Traini, difensori di Paolo Leoni. «Volpe mente»
La parola alla difesa: nel processo in corso a Busto contro le "Bestie di Satana" tocca agli avvocati degli imputati replicare alle pesanti accuse mosse nel corso delle scorse udienze dai pubblici ministeri. Oggi, venerdì 16 dicembre, è toccato all’avvocato Giannangeli, legale di Paolo "Ozzy" Leoni tentare di smontare il castello accusatorio ricostruito dall’accusa, compito che ha condotto con indubbia perizia.
«Innanzitutto – ha detto Giannangeli – il "satanismo" di cui si parla non è altro che una "suggestione adolescenziale", alla quale è stata collegata una vera e propria gogna mediatica. In questo processo gli imputati sono subito stati trattati come colpevoli, e questo non è giusto».
Poi l’avvocato di "Ozzy", il quale a differenza del solito ha seguito l’intero intervento in piedi, riempiendo fogli di appunti, ha attaccato le modalità con cui è stato svolto l’incidente probatorio, ma ha anche ricordato alcune intercettazioni a prima vista favorevoli a Leoni. «Non dimentichiamo che tra le parole di Volpe c’erano frasi come "Se mi infognano allora faccio nomi e tiro dentro gente a palla"» che secondo l’avvocato evidenzierebbero una sorta di complotto ai danni di Leoni. E ancora: «Durante l’incidente probatorio l’accusa ha violato i diritti della difesa, facendo domande suggestive e allusive ai testimoni e chiedendo pure alla difesa di non ripetere gli stessi interrogativi. Verso Leoni c’è stato accanimento, ed è dimostrato dal fatto che Volpe, Guerrieri e Maccione non sono stati ascoltati in modo approfondito durante il processo. Altrimenti, è evidente, le loro testimonianze avrebbero indebolito un castello accusatorio che tanto forte non è».
L’avvocato ha poi ricordato che «i cosiddetti "covi" del gruppo altro non erano che locali aperti al pubblico». E la presunta setta non avrebbe avuto gerarchie precise. «Il mio assistito ha una personalità impulsiva, ma non è certamente il leader di un gruppo. Per il suo carattere e il suo fisico al massimo potrebbe essere il leader in una rissa». Giannangeli ha proseguito sostenendo che «in quest’aula sono sfilate bugie e suggestioni: anche molte testimonianze riportate con il classico "senno di poi" non sono altro che atti comuni che sono stati dipinti come atti criminali».
Al termine dell’arringa l’avvocato ha definito la presenza di Leoni al processo "inversamente proporzionale" rispetto al suo coinvolgimento nella vicenda, ed ha chiesto per lui il proscioglimento dal caso "Tollis-Marino" per non aver commesso il fatto e dal reato di associazione a delinquere perchè il fatto non sussiste.
Laconico il commento del pm Antonio Pizzi: «L’avvocato Giannangeli è stato molto bravo a evidenziare solo le cose favorevoli a Leoni, dimenticando tutto il resto».
Dopo Giannangeli è stata la volta dell’altro difensore di Leoni, l’avvocato Ettore Traìni. Il suo intervento ha di fatto proseguito il lavoro già avviato da Giannangeli. «Volpe mente, dimostrando la propria pervicacia e la propria esclusiva respoinsabilità – con Maccione e Guerrieri – per i delitti. Ha voluto solo accusare degli innocenti» è stato il suo giudizio. «Tutto quello che ha dichiarato è frutto di farneticazioni utili per i giornali, non per l’inchiesta. Alcune delle cose dette da Volpe, ad esempio le sue rivelazioni sul suicidio di Andrea Ballarin, si sono rivelate false, tanto che la Procura ha poi stralciato questo filone d’indagine. E per il principio d’inferenza, se è falsa una parte rilevante di una testimonianza, lo è anche il resto». Un altro spunto per la difesa di Leoni è arrivato dalla ricostruzione del pomeriggio del 17 gennaio ’98, quando secondo l’accusa alla Fiera di Senigaglia a Milano fu pianificata l’uccisione di Chiara Marino e Fabio Tollis. «Quel giorno Leoni era regolarmente al lavoro, come dimostra il cartellino timbrato. L’accusa continua a sostenere il contrario, ma l’alibi è limpido». Infine Traini ha attaccato la credibilità di Mario Maccione e dichiarato che non si può definire il gruppo una "setta", quindi non si configura a suo dire un reato associativo.
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