Hale: “Io e Della Valle? Parte della stessa squadra”. Nikolic: “Varese mi rende entusiasta”

Il bomber non vede dualismi: "La difesa? Non è solo un intervallo tra due azioni d'attacco". L'ala italo-serba: "Ho cognome e numero pesanti, una motivazione in più per fare bene"

Basket hunter Hale Stefan Nikolic

Uno è all’esordio assoluto in Italia, l’altro ha scelto il nostro Paese da ormai tanti anni per crescere e diventare giocatore (ma anche uomo) a tutti gli effetti. Hunter Hale e Stefan Nikolic sono i primi due biancorossi a presentarsi con la nuova maglia, quella della Openjobmetis. La guardia di Kalamazoo, Michigan, e l’ala di Belgrado hanno compiuto il tradizionale “passo d’avvio” nel negozio “Seconda Strada” a due passi da stadio e palazzetto, accompagnati da Zach Sogolow e Mario Oioli.

HUNTER HALE, I CANESTRI PER AIUTARE LA SQUADRA
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Si è presentato sul campo con 23 punti in amichevole, si è presentato in sala stampa con un «Ciao!» forte e chiaro in italiano. Hunter Hale non dà l’impressione di essere un tipo banale e – a differenza di tanti connazionali poco più che monosillabici – parla, argomenta, spiega il suo punto di vista dopo le domande fatte dai giornalisti. A partire dalla prima, magari scontata, certo necessaria: la convivenza con Amedeo Della Valle.

«Io e lui abbiamo caratteristiche simili in diversi aspetti del gioco ma so bene che stiamo praticando uno sport di squadra. Quindi per tutti noi è importante capire cosa è meglio fare in campo in quella specifica situazione. Ci saranno momenti in cui segnerò di più io, altri in cui segnerà lui e saremo pronti a congratularci a vicenda quando succederà. E vale anche per gli altri compagni. A me piace segnare molto ma il mio obiettivo principale è quello di aiutare la squadra a vincere: quando servirà cercherò di farmi trovare pronto per questo».

Hale porta a Varese credenziali importanti in chiave internazionale: ha già giocato la Basketball Champions League con Patrasso e AEK e dovrà fare da apripista ai compagni. «Credo che la differenza principale tra BCL e Serie A sia la formula: per andare avanti in coppa bisogna subito superare un girone, sono appena sei partite e non le 30 del campionato quindi serve ogni volta grande determinazione anche perché il livello della competizione è molto alto. Abbiamo tutti l’ambizione di fare strada, anche perché è meglio giocare due volte a settimana anziché una».

Infine la difesa: come si rapporta un bomber come il 29enne del Michigan con le richieste di Kastritis? «Semplice: il messaggio che abbiamo ricevuto è che la difesa non è un momento di passaggio tra due azioni di attacco e basta. Anche nella nostra metà campo dovremo giocare in modo aggressivo per poi essere pronti a trasformare lo sforzo in fase d’attacco. Poi palla in mano abbiamo tanto talento e le soluzioni arriveranno. Ma su ogni situazione difensiva dovremo essere propositivi e non aspettare».

Basket hunter Hale Stefan Nikolic
Hale e Nikolic con lo staff di Seconda Strada

STEFAN NIKOLIC, ENTUSIASMO E MOTIVAZIONE

Il cognome è lo stesso del più grande allenatore mai sedutosi sulla panchina di Masnago. Il numero di maglia – 11 – è forse il più affascinante per chi ama Varese. Due fardelli non da poco per Stefan Nikolic che prende la situazione con il sorriso: «Con il cognome parto avvantaggiato ma poi mi devo guadagnare tutto in campo. Il numero 11 invece deriva da quello di mio padre, a sua volta giocatore. Mi rendo conto del peso che ha questa maglia, ma sarà una motivazione in più per meritare rispetto».

Nikolic, 29 anni, è stato tra i primi quest’estate ad accettare la chiamata di Luis Scola e di Varese: «Ringrazio la società per la proposta: ho accettato senza esitazioni. La proposta di Varese mi ha dato grande entusiasmo, così come i colloqui con i dirigenti e lo staff. Si è capito che il progetto non era solo parole ma è una crescita che questa piazza merita: sono entusiasta di essere qui».

L’ala fa della versatilità uno dei suoi punti di forza, una situazione che Stefan rivendica con forza: «Non ho preferenze di ruolo: io mi diverto sempre quando sto in campo e sentirmi parte di un quintetto è già motivo di soddisfazione. Essere versatile è una caratteristica di cui vado fiero e per cui lavoro tanto».

Infine un nastro riavvolto di qualche mese: «Arrivo dalla finale scudetto (persa 3-1 contro Milano ndr): giocare quella serie per la nostra Reyer è stata una vera impresa. Arrivare così lontano ci ha resi felici e il fatto di aver compiuto quella strada ha dimostrato che il gruppo era quello di una squadra completa, con talento e voglia di vincere. Mi ha fatto grande piacere fare parte di quella formazione, un bagaglio di esperienza che mi porto anche qui a Varese».

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Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 27 Agosto 2026
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