«La piscina di via Copelli non è indegna di Varese»

Il responsabile della struttura replica ad un lettore che lamenta cattive condizioni igieniche e pessima manutenzione nella struttura

«Gentile direttore le scrivo per far conoscere le "indegne" condizioni della ex piscina comunale di Varese in via Copelli (foto)».
L’email giunta in redazione è di un padre di famiglia che, accompagnando la figlia nella storica struttura sportiva, ne rileva le magagne: «incredibile ed indecente è la condizione degli spogliatoi», scrive il lettore. Segue un elenco dettagliato degli aspetti censurabili: armadietti arrugginiti e divelti, appendiabiti in condizioni inaccettabili, piastrelle e pavimenti consumati e sporchi. 
Definendola una struttura indegna per la città, il lettore si chiede se sussistano le condizioni igienico-sanitarie adeguate per mantenere aperta la struttura. 
Una bordata, contro una struttura pubblica a gestione privata, in un momento in cui gli impianti sportivi della città, vedi Palaghiaccio non godono di buona fama e acque tranquille. 

«Abbiamo controlli trisettimanali da parte dell’Asl», mette subito in chiaro Walter Fisco, responsabile della Varese Olona Nuoto, l’associazione che gestisce direttamente l’impianto la cui proprietà è comunale. «Sull’igiene siamo assolutamente tranquilli. Non abbiamo nulla di cui rimproverarci». 
Più articolato è il discorso relativo alle condizioni degli spogliatoi, dove anche il responsabile riconosce in parte situazioni di invecchiamento: «Questa piscina è come una donna: a vent’anni ha un aspetto, a quaranta cominciano a vedersi le rughe. Gli ultimi interventi manutentivi, relativi agli spogliatoi femminili sono stati fatti quindici anni fa. Quelli maschili sono ancora più vecchi. E occorre tener conto che la piscina è un ambiente in cui circolano agenti corrosivi per la presenza del cloro. È fisiologico che le strutture ne risentano».

Al lettore che segnala vere e proprie situazioni di incuria, Fisco risponde che esistono due livelli di manutenzione: quella ordinaria a cura dell’associazione e quella straordinaria  che dipende dal Comune. «La gestione minuta dello spogliatoio è nostra. Su 200 armadietti ammetto che alcuni possano essere arrugginiti o malmessi. Ma è anche una questione di buono o cattivo uso che ne fanno i fruitori. Noi non possiamo fare vigilanza stretta. E se un armadietto si rompe, spesso sono così vecchi che non possiamo ripararli. Ma garantisco che sono particolari che non mettono in discussione la funzionalità della struttura». 
In compenso sono stati realizzati alcuni interventi straordinari; ad esempio si è pensato di abbattere le barriere architettoniche. Un ascensore è stato costruito all’ingresso per permettere una comoda discesa negli spogliatoi anche a chi è in carrozzella. Peccato che anche l’elevatore abbia qualche problemino. «Si è verificato un problema con l’umidità – confessa Fisco – un ostacolo più corposo di quanto si prevedesse in fase di progetto. Ma è un problema che spero possa rientrare presto. E questo, dipendendo dagli interventi del comune, è sottoposto ai tempi amministrativi. In ogni caso possiamo vantarci di aver fatto per i disabili opere che in altre strutture vengono disattese».

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Pubblicato il 17 Febbraio 2004
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