Ritorno sui campi, nella Valle del Ticino

Alessandro Testa ha lavorato in mezza Europa, poi è tornato nella sua terra e ha avviato un allevamento. Una sfida portata avanti con passione e tenacia, tra i campi e i fossi da far rinascere

Sulla strada lastricata in ciottoli si sobbalza appena. La valle del Ticino è un mondo piccolo e solitario: l’agricoltore e allevatore Alessandro Testa ci accompagna nei campi sparsi della sua azienda agricola. Boschi e prati, una casetta solitaria a due passi dal greto del fiume. Poco più in alto ci sono l’aeroporto di Malpensa e grossi borghi fitti di capannoncini, qui invece il pomeriggio d’inizio autunno è silenzioso. «Stiamo per partire con il recupero dei  fossi dei campi. Altrimenti i campi sono destinati a morire nel tempo, se non si sistemano i fossi», spiega Testa, oggi titolare dell’azienda agricola Valticino. Testa se n’è andato da Lonate quando aveva quattordici anni, prima due anni al Collegio De Filippi di Varese, poi esperienze in giro per mezza Italia e mezz’Europa, nel settore della ristorazione, fino a diventare restaurant manager di un’importante catena alberghiera. «Poi nel 2005 sono tornato e ho creato l’allevamento, all’inizio siamo partiti con tre animali».

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Allevare mucche nella Valle del Ticino 4 di 12

Oggi l’azienda agricola "Valticino" conduce 50 ettari di terreni: campi e prati sparsi nell’arco di una decina di chilometri, "assediati" dall’avanzata delle periferie dei paesoni, dalle zone industriali, dalle nuove strade e ferrovie. I campi sono sui territori di Lonate e Ferno e dei confinanti Comuni milanesi di Vanzaghello e Magnago. «A Vanzaghello e Magnago coltiviamo cereali, prati e foraggi invece vengono coltivati nella zona della Valle del Ticino». La zona della valle è infatti ricchissima di corsi d’acqua artificiali, canali e rogge, ma i fossi d’irrigazione sono in gran parte perduti, dopo che in anni passati  l’attenzione dei proprietari e dei conduttori era diminuita, di fronte ad altre prospettive, quelle dell’industria e del terziario avanzato. «A breve partiremo per il ripristino dei fossi a seguito di una autorizzazione del Parco del Ticino». Il lavoro è certo finalizzato alla vita dell’azienda, ma è anche un’opera di recupero del paesaggio agricolo trascurato negli ultimi decenni.

L’azienda agricola è tutta incentrata sull’allevamento: qualche maiale e un po’ di animali da cortile, ma soprattutto la stalla con trentacinque vacche razza Piemontese. «Una razza nobile, italiana, a livello di qualità della carne e di resa è la razza migliore» spiega ancora Alessandro Testa. «Gli animali sono tutti allevati a ciclo unico, la produzione degli alimenti è quasi totalmente mia». Dal 2013 l’allevamento è iscritto al Consorzio Tutela Razza Bovina Piemontese, che garantisce una maggior qualità, come ci racconta Riccardo Frasson (nella foto), dell’Associazione Provinciale Allevatori. «Dal punto di vista alimentare – spiega Frasson – gli animali seguono indicazioni precise, in modo da garantire la massima resa dei foraggi». Da pochi mesi l’azienda agricola ha aperto anche il negozietto di vendita diretta, curato da Katia (moglie di Alessandro), con orari di apertura ricavati in mezzo ai tempi della cura dell’attività agricola di famiglia. Un po’ sull’onda della passione per il consumo di prodotti a Km0 si vendono carni, uova ma anche altri prodotti locali, come il miele prodotto dalle api tra i boschi e la brughiera, scrigno di biodiversità . A dimostrare che anche questa zona può dare ancora molto come agricoltura, una realtà viva e profondamente umana, fatta di grande tenacia, che si può toccare con mano. Andare alla scoperta dei campi è quasi un’emozione, tra resti di antiche chiese come quella di San Giovanni al Lazzaretto, rogge trasparenti, le ultime tracce dei mulini di un tempo, le sponde del fiume azzurro.

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Pubblicato il 27 Settembre 2013
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