“Intorno a Ifigenia, liberata”: la tragedia è nell’animo umano
Nuovo successo per la rassegna tra Sacro e Sacro monte che ha presentato uno spettacolo complesso e coinvolgente

L’uomo ha in sé l’esigenza di essere cattivo per poter riacquistare il suo equilibrio. È innato nell’essere umano, ma è un bisogno condiviso anche da altre comunità, animalesche. Come le scimmie che si ricompattano e trovano serenità davanti al cadavere del nemico comune.
E quando tutto scorre via liscio e nulla sembra tubare la perfezione, ecco che si ingenera una nuova ansia, una preoccupazione che si trasforma nell’invidia prima, nell’odio poi, si realizza nella violenza riparatrice.
Così è oggi e così è sempre stato.
Sulla terrazza del Mosè al Sacro Monte è andata in scena una libera riproduzione dell’ “Ifigenia in Aulide”di Euripide. Per la rassegna Tra Sacro e Sacro Monte, il direttore artistico Andrea Chiodi ha scelto una produzione che vede uniti il Piccolo di Milano, LuganoInScena e Spoleto Festiva dei 2Mondi dove è stata presentata una settimana fa.
Undici attori hanno presentato le prove della tragedia di Euripide, una recitazione intensa a partire da Giorgia Senesi (Clitennestra) e Giovanni Crippa (Calcante/Vecchio/Platone), per continuare con Zeno Gabaglio (musicista), Vincenzo Giordano (Menelao),Tindaro Granata (regista), Mariangela Granelli (drammaturga), Igor Horvat (Odisseo), Edoardo Ribatto (Agamennone) e Anahì Traversi (Ifigenia), marta Malvestiti e Francesca Porrini (Corifee/Ominidi).
Diretti dal regista e dalla drammaturga, si sono interrogati sulla necessità degli eventi, la crudeltà degli animi, l’esigenza di costruire “un cerchio” attorno alla vittima predestinata per riportare la serenità nel branco.
Per due ore, hanno dimostrato come il racconto di guerre, violenze, atrocità e perfidia umana siano trasversali nei secoli, tra letteratura, filosofia, religione. Il racconto parte da Euripide ma tocca anche il profeta Isaia, Omero, Eschilo, Sofocle, Shakespeare, Nietzsche.
Fedele al mito, Ifigenia si salverà dal sacrificio e sarà portata altrove perché, alla fine, l’ingiustizia ha sempre un limite di accettazione.
Il testo, non facile per la complessità e la profondità dei temi trattati portati in scena dal regista Carmelo Rifici insieme alla sua collaboratrice e drammaturga Angela Demattè, ha affascinato il pubblico accorso al Sacro Monte che ha tributato alla compagnia un lungo applauso.
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