Nives Meroi e Romano Benet incantano il pubblico di Glocal
Quasi 500 persone hanno seguito ieri sera l'incontro con i due alpinisti che in coppia hanno conquistato tutti gli "ottomila" del mondo, più uno, il più difficile
Momenti epici e aneddoti divertenti, emozioni e piccole perle di quella saggezza che solo la montagna sa insegnare. Si potrebbero ascoltare per ore le avventure che ieri sera Nives Meroi e Romano Benet hanno raccontato a quasi 500 persone nella serata conclusiva di Glocal 2017.
In una sala Napoleonica davvero affollata, i due alpinisti che in coppia hanno conquistato tutti i 14 “ottomila” del mondo, hanno incantato il pubblico con la loro semplicità e il loro approccio naturale alla montagna.
Nives e Romano, da oltre vent’anni compagni di vita e di cordata, hanno iniziato quasi per caso a salire le cime più alte del mondo, che affrontano ancora oggi senza l’ausilio di ossigeno supplementare, portatori d’alta quota e campi fissi, in un confronto onesto con la montagna e con se stessi, senza la paura del fallimento avendo imparato, come ha detto ieri sera Nives Meroi, “l’arte della fuga senza vergogna”, quando le condizioni della montagna o del proprio fisico consigliano di tornare indietro.
Nella loro vita, però, la salita più difficile non l’ha imposta la montagna: «Il nostro quindicesimo “ottomila” è stato la malattia di Romano», ha raccontato Nives. Una grave malattia che l’ha costretto a due trapianti di midollo, e l’ha tenuto due anni in ospedale, con lunghissimi periodi di isolamento: «C’era da diventare pazzi, e per superare quei momenti – ha raccontato Romano – facevo come se fossi al campo base, quando le condizioni meteo non ti permettono di salire e tu devi aspettare, con pazienza, che passi il maltempo».
Il maltempo è passato e dopo cinque anni dai primi sintomi della malattia, Nives e Romano hanno ripreso il loro cammino sulle cime più alte del mondo. Sempre insieme, in un’unione temprata dalle intemperie e dall’ipossia.
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