Eliminati i voucher esplodono i contratti a chiamata e i pagamenti in nero
Secondo l'ufficio vertenze della Cisl dei Laghi, aumentano i tagli dei salari, i diritti negati e il contenzioso nel terziario, in particolare nel turismo e nella ristorazione
Il vuoto lasciato dopo l’abolizione dei voucher è stato compensato dai contratti a chiamata che alimentano la quota di retribuzione in nero. Ci sono meno diritti, i salari hanno subito una contrazione ed è aumentato il contenzioso nel terziario, in particolare nel turismo e nella ristorazione. A distanza di un anno il quadro d’insieme tratteggiato dall’Ufficio vertenze della Cisl dei Laghi conferma una situazione a due facce: è aumentata l’occupazione ma non la qualità della stessa. «Cresce il contenzioso in sintonia con la struttura del mercato del lavoro che si sta spostando dal manifatturiero al terziario – spiega Antonio Mastroberti, responsabile dell’ufficio vertenze -. L’aumento del lavoro intermittente favorisce il nero perché le parti si accordano su un importo mensile forfettario pagato in contanti che non ha riscontri in busta paga. Nel caso di contestazione il lavoratore non viene più chiamato e così di fatto viene licenziato».
Nel 2017 sono stati assistiti 652 lavoratori di cui 434 nelle procedure individuali e 218 in quelle concorsuali, 234 lavoratori (53,9%) per recupero crediti, 63 (24,51%) per licenziamenti. Le vertenze provengono dal terziario (221), metalmeccanico (51), edilizia (32), trasporti (32), tessile (40) e agroalimentare (11). Per i lavoratori assistiti sono stati recuperati 1.267.000 euro nelle procedure concorsuali 2.573.000.

Se l‘ecommerce ha migliorato la vita del consumatore-compratore lo stesso non si puo’ dire per i padroncini che a bordo dei loro furgoni corrono sulle strade per consegnare i beni acquistati online. Il più delle volte vengono pagati a consegna scaricando così tutto il rischio di impresa sul lavoratore che di fatto diventa uno “schiavo”: niente ferie, zero malattia e addio maternità. «Quando sorgono vertenze con queste società – spiega Mastroberti – la difficoltà è individuare chi sia il reale datore del lavoro perché nella maggior parte dei casi ci si trova di fronte a piramidi societarie».
Aumentano anche i licenziamenti per mancanza di idoneità alla mansione a causa dell’età avanzata. Il problema per questi lavoratori è la difficoltà che incontrano nella ricollocazione, soprattutto quando provengono da piccole e micro aziende. Un fenomeno destinato ad aumentare con l’avanzare dell’età media.
In questo quadro non proprio esaltante c’è anche qualche buona notizia. «Crescono le dimissioni online per cambiare lavoro – conclude Cristina Calvi – segno che è in aumento la mobilità tra i giovani, in particolare nel commercio e nel terziario più in generale. Come società stiamo iniziando a metabolizzare che il lavoro non è più a vita e tantomeno immutabile». Una tendenza interessante, tenuto conto che il culto del posto fisso è uno dei pilastri portanti della società italiana.
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