Il coraggio di Naima, che ha denunciato la violenza
A giugno era stata picchiata dal marito a colpi di livella, ha denunciato l'aggressione in famiglia. In pochi mesi ha imparato l'italiano e oggi è tornata in aula per il processo al marito
Naima è piccola di statura, un viso dai bei lineamenti sottolineati dal trucco leggero. Ma quattro mesi fa quello stesso viso era una maschera irriconoscibile, coperto di ecchimosi, lividi e ferite. Naima (il nome è di fantasia) ha 23 anni, è originaria del Marocco e a giugno era stata picchiata selvaggiamente dal marito: questa mattina si è presentata in aula al tribunale di Gallarate per l’udienza che vede sul banco dell’imputato il giovane marito, N.K. (accusato di maltrattamenti e lesioni volontarie aggravate, è difeso dall’avvocato Talamone).
La storia di questa giovane donna è esemplare: fino a pochi mesi fa era chiusa in casa, segregata dal marito, non sapeva che poche parole di italiano. Poi – dopo i colpi vibrati dall’uomo a colpi di livella da muratore, un attrezzo di metallo spigoloso e pesante – ha deciso di denunciare: oggi parla bene l’italiano e il coraggio dimostrato a giugno nel denunciare la violenza alla Polizia del Commissariato di Gallarate è diventato più forte. È partita presto la mattina dalla comunità protetta dove vive insieme al figlio e si è presentata in aula con i suoi avvocati, Vittorio e Dario Celiento. Gli avvocati di Busto Arsizio hanno accettato di rappresentare la parte civile gratuitamente, in un processo che può rappresentare un segnale positivo, per tante donne (di ogni nazionalità) esposte alla violenza domestica. È anche una storia che ha avuto una certa rilevanza all’interno della comunità musulmana: la vicenda di Naima era stata portata all’attenzione della comunità da parte dei responsabili della comunità, che avevano condannato nei sermoni la violenza, ma che hanno collaborato anche con la polizia per costruire un rapporto di fiducia con la ragazza, che appunto fino a pochi mesi fa non parlava italiano.
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