Due stelle di David sulla vetrina per la Giornata della Memoria
L'iniziativa è della Fondazione Giovanni Blini, saranno esposte per trentasei ore. Il presidente: «Sono il primo a voler chiarire la nostra assoluta partecipazione all'orrore per la più oscura pagina del Novecento»
Riceviamo e pubblichiamo dal direttore della Fondazione Blini, Matteo Rossi
Per le prossime 36 ore dal mezzogiorno di oggi, venerdì 27 gennaio, in occasione della Giornata
della Memoria, la Fondazione Giovanni Blini espone sulle vetrine dei propri uffici di via Volta (e
sulla homepage del proprio sito internet) due grandi stelle di David gialle, simili a quelle che
venivano cucite dai nazisti sugli abiti degli ebrei rinchiusi nei ghetti o deportati nei campi di
concentramento.
Un gesto piccolo, forse quasi insignificante rispetto alla richiesta avanzata da Erica D’Adda in occasione della nostra audizione presso la Commissione cultura del Comune di Busto Arsizio, ma ero e sono convinto che mi sarei fatto accusare di ruffianeria, se avessi organizzato in questa occasione il primo evento di un certo rilievo targato “Fondazione Blini”.
Detto questo, pur continuando a trovare quantomeno curioso – se non insultante – che qualcuno
possa davvero dubitare della posizione della Fondazione – nata sotto l’egida di due istituzioni
democratiche come la Provincia di Varese e il Comune di Busto Arsizio – rispetto al dramma della
Shoah, se davvero queste perplessità esistono o possono esistere, non c’è dubbio che io sia il primo
ad avere tutto l’interesse a chiarire una volta per sempre la nostra assoluta partecipazione all’orrore
per quella che è stata senza tema di smentita la più oscura pagina del Novecento europeo e non solo.
Questa occasione, anzi, mi è utile per ribadire ancora una volta che il CdA che mi ha investito del
ruolo che attualmente ricopro mi ha sempre chiesto di dimostrare nei fatti l’assoluta condanna della
Fondazione verso qualsiasi forma di razzismo o pregiudizio, cercando di favorire una
partecipazione la più ampia e variegata possibile ai nostri scopi e alle nostre attività. E che questa
“apertura”, di cui non ho mai avuto ragione di dubitare, sia stato il requisito minimo perché io
prendessi in considerazione di accettare la loro lusinghiera offerta di provare a tuffarmi in questa
stimolante avventura professionale.
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