“Non posso vivere senza di te”. Rapita e segregata dall’ex fidanzato
Il "ratto ai fini di matrimonio" dura poche ore. Liberata dai carabinieri che aveva avvisato con il cellulare
| Lui é innamorato e non vuole saperne di perderla, ma per lei é tutto finito, senza appello, nonostante la continua insistenza dell’ex, dopo oltre due anni di relazione. E’ finità così con un rapimento, "ratto a scopo di matrimonio", come recita l’articolo 522 del codice (regolato dal 1996 dall’articolo 605, sequestro di persona semplice), sventato dopo un intervento dei carabinieri di Gallarate, la rottura di una storia d’amore tra due giovani.
Il rapitore é un albanese di 30 anni, L.D., regolare, un onesto lavoro come pizzaiolo a Varese, ma un animo un po’ troppo focoso. Lei, una ragazza di un paesino della Valle Olona (i carabinieri non hanno fornito indicazioni più precise per tutelarne la privacy), 20 anni, operaia, aveva deciso di rompere la relazione con l’uomo. Una storia che aveva anche provocato dissapori familiari, con i genitori di lei, siciliani, poco convinti che lui fosse l’uomo giusto per la figlia. Dopo la rottura della relazione il ragazzo albanese aveva tentato in ogni modo di riconquistarla, giungendo anche a infastidire la ragazza in più occasioni, e in alcuni casi arrivando a episodi di scontro con i genitori di lei. Ieri, domenica mattina, é scattata la folle impresa del fidanzato respinto. La giovane decide di passare una giornata sul Lago Maggiore con gli amici. Lui si apposta, con una macchina diversa da quella utilizzata abitualmente, nei pressi della spiaggetta dove sa che deve giungere l’oggetto dei suoi desideri. Quindi si avvicina e in un attimo la prende di peso, la carica sull’auto e se la porta via. Lei urla, cerca di convincerlo a ragionare, ma non c’é niente da fare. Sfreccia verso la bassa provincia, finché arriva a Gallarate, dove la chiude a chiave in un appartamento di via dei Salici a Caiello. "Ti voglio sposare" ripete. Lei é terrorizzata, non sa che fare. A questo punto l’uomo si mette in tasca la chiave e va a lavorare. La ragazza ha però con sé il cellulare, chiama i carabinieri di Gallarate che, dopo qualche minuto, arrivano nella casa e divelgono l’inferriata che circonda una finestra, liberando così la malcapitata. Il pizzaiolo albanese viene invece preso poco più tardi, mentre sta impastando la pasta della pizza, nel forno del locale di Varese di cui é dipendente. Viene portato in caserma e interrogato. Ai militari ribasce che il suo unico intento era quello di sposare la ragazza, che non poteva vivere lontano da lei. L.D. é stato denunciato a piede libero. Ora il caso dovrà essere valutato dall’autorità giudiziaria. Il trentenne rischia quantomeno di essere indiziato per sequestro di persona semplice, un articolo del codice che affonda le sue radici in una realtà sociale lontana dal 2000, e che prevede una pena massima fino a tre anni. |
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