E Varese sarebbe una città celtica? Scusate, ma non ce la beviamo
Il sole della Alpi, i lettori di Varesenews e l’occhio della storia
| A questo punto lo confesso: in casa mia posseggo ben due soli delle Alpi. Sono intagliati nel legno di un mobile che in casa chiamiamo “mobile storto”, per via di una curiosa asimmetria; particolare interessante: il “mobile storto” viene dall’India. A questo punto le ipotesi sono due. Prima: i Celti hanno colonizzato anche l’Oriente, in questo caso sollecito l’immediato trasferimento del mio pezzo d’arredo al British Museum, perché in grado di riscrivere secoli di storia, al pari del codice di Hammurabi e della stele di Rosetta. Seconda: i due “soli” sono piuttosto dei fiori, come se ne trovano a migliaia nelle decorazioni di tutto il mondo e il “mobile storto” resta dov’è. Contro il mio interesse propendo per il caso due ed entro nel merito del dibattito che si è acceso tra i lettori di Varesenews: è commovente come molti simpatizzanti leghisti siano stati pronti a cogliere in ogni fiore stilizzato (persino in Grecia!) un simbolo a loro dire della tradizione celtica e padana. Ma in luoghi dove il gusto artistico è stato influenzato dal gotico fiorito, dal barocco e dal liberty ci sono ottime probabilità che molti presunti soli della Alpi c’entrino con i celti quanto con gli assiro babilonesi. Al dunque: molti lettori insistono nel dire che il simbolo fatto collocare dal Comune di Varese nell’aiuola di piazza Monte Grappa sia l’emblema di una tradizione locale e padana. Scusate, ma non ce la beviamo: quel segno è rintracciabile in abbondanza solo nelle sedi e alle manifestazioni della Lega Nord dunque non può essere un simbolo che unisce una comunità dove la Lega raccoglie il 18% dei consensi. Ecco perché quell’aiuola, e soprattutto le parole usata per giustificarla, infastidiscono. Vogliamo davvero valorizzare storia e culture locali? Se la risposta deve essere seria allora si affronti la seguente questione: il nostro vivere odierno deve di più ai Celti o (citiamo a caso) agli Antichi Greci? Il Nord è stato culla e locomotiva di molti rivolgimenti storici che hanno influenzato il resto dell’Italia e non solo: la spiritualità medievale, il cosmopolitismo della Repubblica Veneziana, l’illuminismo che mise le radici a Milano, lo spirito liberale che accompagnò il Risorgimento. E ancora il solidarismo cattolico da cui discende il meraviglioso mondo del volontariato, la rivoluzione industriale, il movimento dei lavoratori, l’imprenditorialità del dopoguerra, le avanguardie del design e dell’arte. Da questo sterminato e meraviglioso bagaglio storico a che cosa vorrebbe assimilarci la Lega? A un simbolo misconosciuto e di origine incerta che guarda caso compare sulle sue bandiere, alle cornamuse e alle danze celtiche. Ma via, che tristezza! Culture e identità esistono, che queste siano quelle che il Carroccio vuole farci credere, proprio no. Se il paragone può servire a chiarirsi: Manhattan non è altro che il nome con il quale i nativi americani chiamavano il luogo dove oggi sorge New York. Far credere che il dna culturale e storico della Grande Mela sia nella pur nobile cultura indiana sarebbe un’idea come minimo stravagante. P.S. Non ho mai scritto che il Carroccio “ha celebrato la famiglia e le tradizione con balle di fieno e forcone esposte negli stand”. Non so dove il lettore Alessandro Magni abbia rintracciato la frase, di sicuro non nel mio articolo.
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