Stem delocalizza in Thailandia, ingegneri a casa

"Stem a ca'" è il sarcastico commento di dodici progettisti di una ditta metalmeccanica del gruppo Danieli messi in mobilità: i loro colleghi thailandesi costano di meno

A casa in dodici, tutti ingegneri progettisti. Motivo? In Thailandia le stesse figure professionali non costano più di 300 euro al mese. Succede alla Stem, ditta metalmeccanica con una quarantina di dipendenti appartenente al gruppo internazionale Danieli (3200 milioni di fatturato, 8000 dipendenti).
Oggi gli interessati dal provvedimento, per i quali è stata aperta la procedura di mobilità, hanno tenuto un presidio di protesta di fronte alla sede aziendale di via Manzoni a Magnago (anche se la sede di lavoro è quella vdi via Goito a Busto Arsizio). Così riferisce Giuseppe Pizzi per Fim-Cisl: «L’azienda ha deciso di delocalizzare la progettazione la progettazione in Thailandia, per cui in dodici perderanno il posto». La Stem produce impianti per laminazione ad uso siderurgico: e come riferiscono gli interessati sul posto, il lavoro e gli ordinativi non sono mai mancati. «Abbiamo fatto gli straordinari fino a settembre, e dall’estate eano arrivate tre commesse milionarie. L’ultima da 600 milioni di dollari era diretta in Arabia Saudita». Ai primi di ottobre la doccia fredda con la notizia della messa in mobilità. Poi la protesta.

Il fatto certo mette in luce come le economie in via di tumultuoso sviluppo dell’Asia stiano letteralmente tirando via il tappeto sotto i piedi a quelle tradizionalmente più forti: non sono più solo gli operai a soffrirne, ma anche figure professionali di elevata qualificazione, le quali trovano all’altro capo del pianeta colleghi altrettanto preparati, ma che possono accontentarsi, in economie ancora solo parzialmente sviluppate, di stipendi molto inferiori. Risultato: «Stem a ca’», come gli ingegneri hanno scritto su uno striscione appeso fuori dalla sede di Magnago. Il gruppo Danieli ha puntato non da ieri su importanti investimenti nel Paese del Sud-Est asiatico.

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Pubblicato il 20 Novembre 2009
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  1. Avatar
    Scritto da Giorgio Straforini

    Ormai delocalizzano tutti nel nome di un maggiore profitto, per alcuni, e la soppravivenza per altri, che debbono competere con concorrenti ove il fisco è un terzo di quello nazionale, se poi ci aggiungiamo che i marchi Italiani sono stati per la maggiore acquistati da gruppi internazionali, che spostano altrove il grosso della produzione, credo che il quadretto di come sta derivando in negativo l’economia Italiana sia chiaro, stiamo andando avanti come i gamberi, cioè a ritroso!
    Ma c’è un ulteriore isidia, quei dipendenti ove delocalizzano, come i Thailandesi, non verseranno contributi nelle casse dell’INPS, quindi il danno è molto maggiore di quanto si intravveda, e lo è anche per quei manager Italiani che tanto spingono per delocalizzare in nome di una carriera e bonus elargiti dai proprietari, ma che pagheranno a caro prezzo, quando gli aumenteranno gl’anni di età di quando percepire la pensione e, quando l’età non si potrà spostare oltre, la decurtazione della pensione stessa, e non è detto che poi, dopo gli impiegati e operai sostituiti e resi disoccupati, non venga anche il suo turno di questi manager, cedendo il loro ruolo ad un Manager Indiano, Thailandese o Cinese, e unirsi anch’egli, alla nutrita fila dei disoccupati o, come alternativa, emigrare per lavorare con le stesse condizioni di quelli che costano meno, con pochi diritti e garanzie.
    Cara Italia, Auguri per il futuro, e lo dico con cognizione dal momento che da 7 anni sono un delocalizzato in Thailand.

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